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Mediterranea | November 21, 2018

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Gli stati generali della cultura europea riuniti a Bruxelles per la conferenza “Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro”

Gli stati generali della cultura europea riuniti a Bruxelles per la conferenza “Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro”
Gianmarco Murru

Si è svolta nell’Emiciclo del Parlamento Europeo di Bruxelles la conferenza di alto livello “Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro” , all’interno degli eventi dell’Anno del Patrimonio Europeo.

Martedì 26 giugno 2018, la nostra testata giornalistica ha avuto l’onore, tra le trenta selezionate in tutta Italia, di presenziare alla conferenza di Alto livello Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro tenutasi presso l’Emiciclo del Parlamento Europeo di Bruxelles, all’interno degli eventi dell’Anno del Patrimonio Europeo. Un incontro in cui sono intervenute molte personalità di prima importanza del mondo politico e culturale dell’UE. Rappresentanti del genio europeo, che hanno dato vita ad un accorato appello per rilanciare la cultura come patrimonio comune. Difendere e diffondere i principi dell’identità europea attraverso il patrimonio culturale. Non solo la cultura come concetto astratto, ma il patrimonio culturale concreto, riconosciuto in tutto il mondo per la sua ricchezza e diversità. Il patrimonio culturale europeo rappresenta la metà di quello mondiale, con la maggioranza dei siti di importanza universale riconosciuti dall’UNESCO.

Si legge nel programma dell’organizzazione dell’Anno del Patrimonio Europeo: Il patrimonio culturale ha un valore universale per ciascuno di noi, per le comunità e le società. È importante conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future. Si può pensare al patrimonio come a “un qualcosa del passato” o di statico, ma in realtà si sviluppa attraverso il nostro modo di rapportarci ad esso. Per di più, il nostro patrimonio culturale ha un ruolo importante da svolgere nella costruzione del futuro dell’Europa. Questa è una delle ragioni per cui vogliamo raggiungere i giovani, in particolare durante l’Anno europeo. Il patrimonio culturale si presenta in varie forme: tangibile, intangibile, naturale e digitale. Prendendoci cura del nostro patrimonio culturale, possiamo scoprire la nostra diversità e avviare un dialogo interculturale su ciò che abbiamo in comune. Quale modo migliore per arricchire le nostre vite se non interagendo con qualcosa di così fondamentale per la nostra identità?

Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro

Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro

L’evento si svolge nel contesto dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, per il quale sono state organizzate migliaia di iniziative in tutta Europa allo scopo di avvicinare maggiormente i cittadini alla conoscenza del patrimonio culturale, dal livello locale fino a quello europeo. Sono più di 10 mila gli eventi organizzati nei 28 paesi aderenti, circa 800 in Italia.

La conferenza, organizzata su iniziativa del Presidente Antonio Tajani e in stretta collaborazione con la Commissione per la Cultura e l’istruzione presieduta dalla deputata Petra Kammerevert, è suddivisa in tre gruppi tematici che hanno visto impegnati in dibattiti sulle sfide del settore esponenti politici, figure chiave dell’UE, gruppi di interesse e ospiti celebri, come il pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso e il maestro Daniel Baremboim. I panel tematici erano suddivisi in: Patrimonio culturale ed Europeità, Preservare e promuovere il patrimonio culturale, Innovazione e potenziale economico del patrimonio culturale.

Il convegno del 26 giugno, arriva dopo diversi incontri internazionali sul tema, preceduto solo di pochi giorni dal Summit del patrimonio culturale europeo, organizzato a Berlino da Europa Nostra, la federazione pan-europea per il patrimonio culturale, in cui decine di eventi, convegni, laboratori e incontri con la società civile si sono susseguiti in un continuum molto proficuo nella progettazione delle azioni da mettere in pratica. Questo incontro è stato citato da tanti a Bruxelles come motore principale per spingere sulle politiche europee sulla cultura.

Concetti chiave della conferenza: identità europea (definita dalla formula: unità delle diversità), ricchezza del patrimonio culturale europeo, (di un valore inestimabile, anche perché impossibile da delocalizzare), investimento sui giovani, innovazione, possibile ruolo mondiale nel settore del turismo culturale, importanza del numero degli addetti nel settore culturale. Inclusione sociale, sviluppo sostenibile, migliori politiche di accoglienza, lotta ai nascenti nazionalismi, difesa del diritto d’autore nell’epoca digitale.

La cronaca della giornata

Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro

Il patrimonio culturale in Europa: un ponte tra passato e futuro

Alle 14.00 l’Emiciclo del Parlamento europeo era al completo. Centinaia di persone provenienti da tutta Europa, riunite per ascoltare e parlare di cultura: una giornata di festa. Deputati e politici anche extraeuropei, artisti, mondo dell’associazionismo, fondazioni culturali, studenti, lavoratori della mondo della cultura in genere, e naturalmente la stampa culturale europea, a cui era dedicata un’intera fila del parlamento.

Antonio Tajani

Antonio Tajani

Il discorso di apertura è quello del presidente del Parlamento Europeo, ricchissimo di spunti che anticipano gli argomenti trattati dai successori relatori. Antonio Tajani, padrone di casa attento a valorizzare ogni voce presente sul palco, ha fatto un discorso molto ampio, inclusivo e con obiettivi precisi. Dice Tajani “L’unione europea, come la conosciamo oggi, arriva da lontano. L’identità europea si è costruita lungo una storia di tremila anni. Questa identità è nata tra le isole e sulle rive del Mediterraneo, lungo i fiumi, in un viaggio continuo di scambi e mescolanza di merci e di idee. Un viaggio proseguito lungo le grandi vie consolari, negli anfiteatri, con le opere filosofiche e quella di satira, il teatro comico e la tragedia. E’ continuato nelle abbazie medioevali che hanno trasmesso il nostro sapere antico. Nelle prime università, con il pellegrinare di studenti da tutta Europa. Nei liberi comuni, nei porti franchi, sempre aperti all’avventura di nuovi sbocchi commerciali e nuove terre da esplorare. Fino al Rinascimento, all’Illuminismo, al Romanticismo, al pensiero moderno, in una continua contaminazione tra geni da ogni parte d’Europa: da Dante a Shakespeare, da Caravaggio a Rembrandt, da Moliere a Goethe, da Bach a Mozart, da Voltaire a Manzoni, da Van Gogh a Picasso, da Camus a Pirandello. Grazie a questo viaggio straordinario metà del patrimonio mondiale dell’UNESCO si trova in Europa. Noi europei sappiamo chi siamo e non dobbiamo avere paura di essere aperti al confronto con altre culture”.

L’Europa ha un’anima mediterranea. Inclusiva per natura, soprattutto se gode di un periodo di pace, come accade da settantanni.

Ancora Tajani “Dovunque andiamo nel mondo, Europa è sinonimo di stile, saper fare e bellezza. E’ la nostra forza, una leadership indiscussa a livello globale. Questo patrimonio non può essere delocalizzato. E’ il vero volano per un nuovo Rinascimento politico ed economico. Nei prossimi 10 anni il numero dei viaggiatori internazionali raddoppierà, arrivando a 2 miliardi. In buona parte sarà composto da una nuova classe emergente, soprattutto dall’Asia, con potere di spesa. Questi nuovi viaggiatori cercano la bellezza, lo stile, il design, la moda, il cibo di noi europei. Possono essere una fonte inesauribile di nova domanda di beni e servizi, di export. Con ricadute su tutti i settori chiave dalla nostra economia: trasporti, costruzioni, commercio, cantieristica, moda o agroalimentare. Il patrimonio culturale è un elemento chiave per l’economia e l’attrattività delle regioni e delle città europee. L’innovazione è la via per incentivare questo potenziale. Ricordiamo che sono circa otto milioni le persone che lavorano direttamente e indirettamente nella cultura, più di qualsiasi altro settore”.

Il patrimonio culturale è la chiave per lo sviluppo del vecchio continente. Non ci sono dubbi neanche per il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

Nel discorso iniziale di benvenuto, Junker cita una frase di Jean Monnet “se dovessi ricominciare l’opera di integrazione europea ricomincerei dalla cultura”. La frase in realtà non l’ha mai pronunciata, ma corrisponde al personaggio, dice Junker. Ed è il pensiero di molti relatori, ossia: è un’illusione poter pensare una Unione Europea basata solo sul fattore economico, sulla finanza o sulle banche. Ancora Junker, “l’Unione Europea è più delle sue relazioni commerciali, più che il mercato interno, è più che una valuta unica. L’Europa è data dalle diversità dei talenti dei giovani e dei ragazzi. Sono loro che stanno creando l’Europa, attraverso il programma Erasmus plus con la possibilità di conoscere altri paesi, altre culture. E’ stato un grande successo, milioni di giovani hanno preso parte a questo programma. È la migliore risposta alla stupidità degli egoismi nazionali. Più i giovani europei viaggiano, più conoscono le tradizioni degli altri, le loro speranze e i loro sogni, più l’Europa sarà unita. La costruzione europea ha bisogno dell’appoggio dei giovani per essere più forte, per questo la commissione ha deciso di raddoppiare l’investimento del programma Erasmus nel bilancio del prossimo programma pluriennale, portando il volume finanziario da 14, 7 a 30 miliardi di euro: è un investimento sul futuro dell’Europa.

La Comunità europea è, prima di tutto, una comunità legata dalle stesse origini culturali. Tutti i relatori hanno voluto rimarcare la necessità di considerare la cultura come fattore di unità e identità europea. Non ci sono collanti altrettanto forti come le radici culturali. Umberto Eco, durante la discussione sulla redazione della Costituzione Europea, ha sempre parlato di radici greco romane dell’Europa.

Concetti generali che servono a mettere ordine nel caos informativo in cui ci ritroviamo a vivere ogni giorno. Con questo convegno si vuole ridare centralità alla storia europea, legandola al presente attraverso il patrimonio culturale. Per il futuro, osare una visione che superi l’attuale stallo culturale e sociale.

Lydia KONIORDOU ministra della cultura grecia

Lydia Koniordou, ministra della cultura greca

“Sappiamo che siamo arrivati a un Crocevia, un punto di non ritorno. Sappiamo che così dobbiamo dire addio a un mondo a cui tenevamo, ci stiamo preparando ad un futuro sconosciuto”, afferma la ministra della cultura greca Lydia koniordou, “è un momento grave in cui dobbiamo prendere delle decisioni importanti insieme”.

La ministra greca fa un interessante parallelo tra la società odierna e quella del quinto secolo ad Atene, dove nasce la democrazia e tutti i principali concetti del pensiero occidentale che ancora oggi usiamo quotidianamente. Il grado massimo di civiltà nasce da un periodo di passaggio: dall’età arcaica a quella delle città stato. Anche in quel periodo “l’incertezza per il futuro fa nascere nuove paure”. Quelle odierne, creano dinamiche centrifughe, volontà di separazione, delusione per il presente, intolleranza, sfiducia. “Siamo qui chiamati a prendere delle decisioni importanti, immediate: è urgente per il nostro mondo comune. Ancora la ministra koniordou, “ci si sta preparando oggi ad un nuovo salto storico, verso un futuro ancora incerto ma pieno di opportunità. Abbiamo la possibilità di essere creativi in modo universale, con modalità che non hanno precedenti. Questa coscienza globale ci porta la consapevolezza che tutto è collegato. Ogni cosa è collegata all’altra. Facciamo tutti parte di un Unicum: il nostro Villaggio Globale.
Per poter affrontare questo nuovo viaggio, suggerisce la ministra, dobbiamo rivalutare il patrimonio culturale del passato e sfruttarlo a vantaggio della nostra società, dei nostri giovani, creare uno sviluppo sostenibile, con particolare attenzione all’ambiente. L’Europa offre al mondo una ricchezza ineguagliabile. Fondata sugli stessi valori, irradia la sua cultura in tutto il mondo, apre il suo patrimonio come una rete che unisce e rende coesi. 

Cos’è infine la cultura europea? Il centro della nostra cultura è riuscire ad unire le diversità. Finita l’epoca delle grandi ideologie, bisogna costruire una nuova consapevolezza sul mondo. E non si può pensare alla società del futuro senza pensare alla trasformazione radicale dell’individuo, in questo caso dettato dalla tecnologia, come già anticipava Heidegger cento anni fa.

La tecnologia porta con se altre problematiche, come il compenso per i lavori creativi che vengono usati dalle grandi piattaforme web, le quali dominano indisturbate il mercato globale dei contenuti. Questa situazione è molto sentita da Jean Michelle Jarre, che fa un intervento tutto a favore della riforma del diritto d’autore a livello europeo. Bisogna creare delle regole condivise, ma soprattutto una nuova cultura del lavoro digitale. Dice Jarre “Non si può certo pensare di fare a meno delle grandi piattaforme di comunicazione, ma dobbiamo creare le condizioni perché ognuno riceva un giusto compenso”. E ancora “il rifiuto totale di regole da parte dei grandi gruppi americani, somiglia a quello nei confronti della nascita del codice della strada. Anche in quegli anni, gli automobilisti si lamentavano di una limitazione delle libertà personali”. Non è una materia facile, ma è necessario affrontare l’argomento in sede europea, con una maggioranza ampia. L’argomento è strettamente legato alla libertà di espressione, ma anche alla possibilità di diversificare l’offerta creativa, la quale rischia di essere omologata nell’unico linguaggio dettato dalle grandi piattaforme web.

La tecnologia è  anche una risorsa di enorme importanza quando riguarda la ricerca storica e l’organizzazione delle informazioni, i Big Data. The time machine è un progetto dell’Università Ca Foscari di Venezia, presentato al Parlamento Europeo, che mette insieme grandi quantità di dati, cooperazione tra istituzioni europee, altissimi livelli di ricerca scientifica e naturalmente il patrimonio culturale. E’ stata scelta la città di Venezia come esempio per la sua straordinaria storia. Lo Stato di Venezia, fino alla sua caduta nel 1797, è stato uno dei meglio amministrati al mondo. Questa macchina amministrativa, mantenuta attiva per quasi 1000 anni, è una fonte infinita di informazioni per riuscire a ricostruire il mondo che loro stessi avevano registrato. Questa banca dati immensa, però, deve essere organizzata per essere resa operativa. Con il progetto Time Machine la storia avrà a disposizione una macchina ingegneristica hi-tech, e consentirà di modellare in quattro dimensioni tutte le informazioni che consentirà di viaggiare nel tempo tramite simulazioni di grandissima precisione.

Contro il nazionalismo

Ma la preoccupazione più ricorrente tra i relatori, è la lotta al crescente nazionalismo tra gli stati membri dell’Unione. Dopo un periodo lunghissimo di pace, mai riscontrato nella storia europea, si avvertono dei pericoli reali per la tenuta dell’Unione, è quindi doveroso difendere il sogno europeo dei padri fondatori. Per tutti la cultura è l’unica arma contro i nascenti nazionalismi, che di cultura si nutrono, per disprezzare quella altrui.

Sono stati invitati a parlare due maestri di statura mondiale: Daniel Baremboim ed Ezio Bosso. Entrambi sottolineano il potere che ha la musica per superare i nazionalismi.

Baremboim non sopporta nessun genere di nazionalismo, di egoismo inutile. Insiste invece sul concetto di patria, “l’opposto del nazionalismo”. Se impariamo a conoscere davvero la nostra cultura europea, ad amarla, allora non sarà possibile odiare nessuno. Chi ama la cultura, ama conoscere tutto. Non ha paura del diverso, si confronta ma non disprezza l’altro. Dice Baremboim “Per combattere la chiusura verso l’altro è fondamentale riportare l’educazione musicale nelle scuole. La musica ha una caratteristica unica, quella di creare le condizioni per aprire la mente, come e forse più di altre discipline. Dobbiamo infine pensare alle nuove generazioni, che trovano oggi una diversità culturale aperta e pacifica, questa caratteristica è ciò che unisce l’Europa. Più che una bella idea, è l’unica via da seguire. Quelli che hanno vissuto gli orrori della seconda Guerra Mondiale lo sanno bene, solo condividendo valori congiunti possiamo pensare ad un futuro comune”.

Il discorso del maestro Bosso, presentato dall’eurodeputata Silvia Costa, ha commosso la platea, guadagnando una standig ovation dei presenti.

Afferma il maestro “la musica nasce per forza Europea. La cultura musicale definisce l’Europa come l’architettura definisce gli stati. Insomma, la musica definisce l’Europa forse più di ogni altra espressione dello spirito. “Vi parla un bambino che da quando aveva quattro anni frequenta l’Europa, abituato ad essere europeo. Fin da piccoli frequentiamo la Germania, l’Austria, la Francia ecc. Non esiste un confine, la musica non è solo un linguaggio, la musica è una forma di trascendenza, ed è quello che ci porta oltre, da centinaia di anni. La musica supera tutti i confini.

High level conference ‘ Cultural Heritage in Europe : linking past and future ‘ – Panel 1 : Cultural heritage and Europeanness

Musica che supera i confini, creando di fatto l’Unione europea prima della politica, dell’economia o delle varie confessioni religiose. La cultura è ciò che sta al di sopra di interessi particolari. L’arte, si sa, vive di vita propria, supera l’autore e i confini geografici. Solo le dittature pretendono l’autarchia anche nell’arte. In un mondo libero, e l’Europa è l’esempio più alto di unione tra stati confinanti, l’arte è assolutamente senza confini. Durante le dittature del ventesimo secolo la censura per la cultura straniera, o solo in leggera opposizione al potere, veniva ovviamente messa al bando. Sono conquiste che solo la democrazia può difendere, ciò che abbiamo a disposizione oggi è una ricchezza di cui non apprezziamo completamente la potenza. Difendere il patrimonio culturale europeo, significa difendere la base stessa dell’Unione. Cosa può fare la cultura? Molto, se valorizzata adeguatamente. Ma non bisogna dimenticare che il patrimonio culturale europeo è patrimonio di ogni cittadino. Ognuno si sente orgoglioso del proprio patrimonio. Secondo un recente sondaggio di Eurostat, la quasi la totalità dei cittadini europei si sente orgoglioso del patrimonio culturale di tutta l’Europa.

Questo patrimonio va difeso e valorizzato, e per farlo c’è bisogno di un nuovo piano per la prossima programmazione europea, e naturalmente più fondi. In questo senso hanno lavorato molto nella Commissione cultura del parlamento europeo.

L’agenda Europea per la cultura è molto fitta”, afferma Tibor Navracsics (Responsabile Politica dell’istruzione e della formazione Cultura Sport giovanile). “Il piano di azione che presenterò entro la fine dell’anno sarà una roadmap nuova per la salvaguardia del patrimonio europeo. Inizieremo nella commissione cultura, affronteremo temi quali: volontariato giovanile, l’accessibilità delle strutture, le attività per la lotta al traffico illecito di beni culturali e poi terremo conto della ricerca scientifica e dell’innovazione. Il piano d’azione deve avere l’approvazione di tutti gli stati membri e ci impegneremo fino alla fine per il coinvolgimento generale. Questa conferenza ci dà una opportunità unica, per discutere e progettare il futuro dell’Europa. Siamo pronti a tante minacce, e in momenti come questi che dobbiamo pensare ai valori europei. Non ci possiamo fermare solo ai discorsi economici o alla sicurezza, dobbiamo parlare della cultura. Questo momento in cui dobbiamo essere ambiziosi. Sono convinto dal fatto che la proposta del Piano pluriennale sia un programma vincente per sostenere i settori della Cultura e della creazione. Abbiamo proposto un bilancio di 1, 85 miliardi di euro per Creative Europe, un deciso incremento rispetto al finanziamento attuale”.

Sullo stesso tono il discorso della Presidente della commissione cultura Petra Kammerevert. “E’ un onore partecipare a questo congresso, arrivato dopo faticose contrattazioni tra diversità di opinioni, che però creano un’alleanza forte a difesa della cultura. L’espressione di questa alleanza è proprio questa conferenza, che vede la presenza di tante istituzioni europee, tante organizzazioni istituzionali e internazionali. L’anno culturale merita l’appellativo di Europeo anche riguardo alle proprie ambizioni. Questa alleanza va al di là delle confini linguistici, mira a fare della cultura il collante della civiltà europea, e a sottolineare la componente del patrimonio culturale come difensore dalla comunità. Ancora Kammerevert, “questo convegno e l’espressione di un crescente interesse per la cultura della Comunità Europea. È stata un’illusione credere che l’economia potesse bastare per fare da collante per l’Unione Europea, per garantire l’identificazione a lungo termine dei cittadini. C’è bisogno, quindi, della cultura. Il tentativo di rivalutare l’aspetto culturale della Comunità Europea, però, non deve lasciarci andare ad un ottimismo ingenuo, a considerare la cultura come panacea per tutti i problemi dell’Europa o del mondo. Ma bisogna contestualizzare anche il valore della cultura. Ha una forza di integrazione, ma anche una forza di lacerazione, soprattutto se la cultura viene strumentalizzata per la difesa di nazionalismi, marginalizzazione del diverso o diffamazione dell’altro, come purtroppo sta accadendo oggi.

Importantissimo il settore dell’istruzione, rimarcato anche dal maestro Baremboim che si lamenta dell’esclusione dell’educazione musicale nelle scuole. La presidente Kammerevert “È importante investire sull’istruzione culturale. Dobbiamo smetterla di considerare la visita ad un teatro o un museo come uno spreco di tempo, come se si saltasse una lezione. No, la cultura deve essere una componente integrativa nei nostri sistemi di istruzione”. La cultura è l’unica via per combattere le discriminazioni, l’intolleranza verso le differenze o le diversità di opinione. Il nostro è un appello a un’azione più forte, assieme dobbiamo lavorare duramente affinché la cultura conservi l’unità, affermi il rispetto, la tolleranza e garantisca i diritti fondamentali. Ci auguriamo che si traduca in azione politica, per il bene dell’Europa e dei propri cittadini, anche al di là dei confini europei.

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