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Mediterranea | December 18, 2018

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Fino a catturare il vento - Mediterranea

Redazione
Diario intimo

Diario intimo

di Laura Boi

“La cattura dell’ala del vento”, il titolo del regalo dedicato al nuovo Parco Eolico di Ulassai1 (Sardegna centro-orientale), in occasione dell’inaugurazione il 22 maggio scorso, da parte di un ospite speciale che proprio qui è nata. Una scultura di acciaio con un basamento di circa tre metri ed un’altezza che sfiora i dieci metri, creata tra le imponenti pale dei 42 aerogeneratori del nuovo parco. Una scultura ispirata ad una maschera dedicata al dio vento, dedicata al paese del vento per eccellenza in Sardegna.

A realizzarla è stata una artista mediterranea di fama internazionale, Maria Lai. Artista poliedrica la cui attività si esplica in una molteplicità di campi espressivi, dalla scultura, alla pittura, al teatro, all’ambiente. Un artista che mostra nelle sue opere la capacità inventare e rielaborare la tradizione e le suggestioni antiche (della sua terra) insieme agli stimoli e gli umori della realtà attuale, della quale è attenta interprete. Tutto questo lo fa accostando la memoria alla fantasia, due ingredienti che fanno da comune denominatore di tutta la sua vita di persona e artista.

Maria Lai nasce ad Ulassai, nel 1919, un paese costruito tra i magnifici tacchi dell’Ogliastra e immerso in una natura “incantata”. Quasi ottocento i metri di altitudine di questo borgo, un tempo cinto da mura, che grazie al suo isolamento geografico conserva intatti i tempi e gli usi di una volta. Poco distante dalle meravigliose spiagge della costa tirrenica, il suo territorio racchiude un paesaggio variegato che va dai caratteristici “tacchi”2 calcarei alle grotte di “Su Marmuri”, dalle altissime cascate di Lequarci ai boschi di querce e corbezzoli dell’altopiano di Taccu3.

Dal suo paese Maria Lai va via molto piccola ma vi rimarrà legata per sempre. Forse i fili ricorrono così tanto nella sua produzione artistica quasi a indicare l’importanza dei legami e dei collegamenti, quelli della memoria, delle tradizioni. Ma indicano anche l’infinito, sgorgando letteralmente fuori dalle tele, dai libri, dai tessuti, dai telai, dalle case.

Inizia molto presto il viaggio, fisico, figurato e immaginario, che ne farà la donna e l’artista tra le più straordinarie del periodo contemporaneo. Il percorso comincia quando va a vivere in campagna dagli zii, a causa della sua fragile salute. Fu un periodo di solitaria e divertita libertà, durante il quale uno dei passatempi preferiti è quello di scarabocchiare i muri della sua stanza: profetico.

L’inizio della scuola arriva a nove anni, al momento del trasferimento a Cagliari. Qui avviene uno degli incontri determinanti della sua vita, quello con Salvatore Cambosu, prima maestro e poi amico, che le insegna a leggere e soprattutto ad amare la poesia, rimanendole accanto nelle scelte e nei momenti più delicati della sua vita.

Sin da giovanissima manifesta l’attrazione nei confronti dell’arte e della libertà. Il contatto con una famiglia di zingari durante la sua permanenza dagli zii le offre la possibilità di conoscere il gioco delle acrobazie e la voglia di viaggiare “altrove”. Gli anni a casa degli zii sono anni in cui la giovane artista viaggia continuamente con la fantasia, ponendo le basi per quello che avrebbe concretizzato dopo.

Una tensione alla fuga dall’isola ha sempre pervaso la vita di Maria Lai, che si trasferisce finalmente a Roma (1939) per frequentare il Liceo Artistico sotto la guida di Marino Mazzacurati, altro pilastro della sua formazione artistica. Il percorso di costruzione dell’artista prosegue con il trasferimento a Venezia (1943-45) dove frequenta un corso di scultura all’Accademia delle Belle Arti con Arturo Martini e Alberto Viani, altre due personalità importanti per lei, in particolare il severo Martini.

Erano gli anni della guerra, di cambiamenti profondi nelle società e nella cultura, di nuovi fermenti che disorientano il mondo dell’arte, tuttavia preparandolo a nuove creatività di cui Maria Lai era (ed è) assolutamente una “portatrice sana”.

Dopo la guerra ritorna in Sardegna per poi riandare a Roma e non solo. A mano a mano che la sua creatività e le sue opere vennero scoperte e apprezzate, la Lai ha girato il mondo con le mostre (personali e collettive), gli interventi, le partecipazioni a eventi. Tutt’oggi la sua vita si divide tra la Sardegna e Roma.

Durante gli anni Sessanta l’artista, investita da una profonda crisi esistenziale, matura nuove idee e muta radicalmente i materiali e le tecniche della sua ricerca creativa. Ma sono gli anni Settanta quelli della sperimentazione originale e unica di nuove materie e nuovi linguaggi. Nascono opere fatte di libri e tele cucite, i pani, le terrecotte. Utilizza differenti materiali come stoffa, tela grezza, tela jeans, pellicola trasparente e soprattutto il filo con cui intreccia tele e telai, scrive pagine di parole che fuoriescono dai libri, crea costellazioni, cieli, mappe e geografie fantastiche. Il Diario Intimo, del ’77, e il Libro Scalpo, del ’78, sono esempi indicativi del particolare interesse per il libro, fatto di ceramica o stoffa, cucito o scolpito, come oggetto su cui intervenire creativamente. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia

A partire dagli Ottanta la sua ricerca sui materiali assume una connotazione ambientale e territoriale. L’esempio emblematico è senza dubbio il suo intervento dal titolo “Legarsi alla montagna”, Ulassai (NU) 1981. Uno dei tanti che realizza in quegli anni e la cui produzione si intensifica negli anni Novanta4, continuando fino a oggi5. Il filo diventa nastro che lega l’intero paese alla montagna: un esempio emozionante di arte ambientale e partecipata.

Grazie a Maria Lai e ad altri artisti contemporanei l’intero paese di Ulassai è oggi un museo a cielo aperto. Inserite e fuse nel contesto naturalistico e tra le architetture tipiche e semplici del centro storico, numerose ed importanti opere d’arte accompagnano e ritmano la vita quotidiana del paese. Il percorso artistico prosegue, come in un continuum spaziale, nella “Stazione dell’arte”6, museo che raccoglie la più ampia collezione di opere dell’artista.

 


[1] Saras opera nel settore eolico attraverso Parchi Eolici Ulassai. Parchi Eolici Ulassai controlla Sardeolica, la quale possiede e gestisce il parco eolico situato nel comune di Ulassai (Località Larenzu), nella Sardegna centro-orientale. Il parco eolico di Ulassai ha una capacità installata di 72 MW (che può essere tecnicamente innalzata a 84 MW una volta ricevute le autorizzazioni) con 42 aerogeneratori e potrà essere sviluppato fino a 96 MW. (fonte: www.saras.it)

[2] I Tacchi sono monti calcareo-dolomitici, così chiamati per la loro conformazione tipica simile ad un tacco di scarpa di cui Perda Liana è il più famoso rappresentante. Si estendono in una superficie di circa 28 km quadrati che ricadono nei territori dei comuni di Ulassai, Osini, Gairo e Ussassi. (fonte: www.ogliastranatura.it) La loro origine risale al mesozoico e sono il risultato del ridimensionamento degli antichi tavolati che, profondamente incisi, hanno dato origine a formazioni tabulari più o meno ampie.(fonte: www.provincia.ogliastra.it)

[3] Fonte Regione Sardegna.

[4] Vedi per esempio, in Sardegna, opere quali “La strada del rito”, “Le capre cucite”, e “La scarpata” Ulassai (Nu) 1992; “L’albero del miele amaro” a Siliqua (Ca) 1997; “Su logu de s’iscultura” a Tortolì (Nu) 1998; l’intervento “Proiezione” nella piazza della chiesa di Santa Barbara a Sinnai (Ca) 1999

[5] Nel 2004, ad esempio, espone a Pitti Immagine Casa (rassegna dedicata al tessile per la casa), nello spazio T-Art, un installazione dal titolo “Invito a tavola”. Una metafora dell’arte intesa come cibo per la mente: una lunga tavola dove al posto dei piatti ci sono i libri, che attende commensali affamati di conoscenza. Nello stesso anno le viene conferita la laurea Honoris Causa presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari.

[6] È ospitato nei tre edifici della vecchia Stazione ferroviaria, restaurati dopo una cinquantina d’anni di abbandono. Il museo, inaugurato l’8 luglio 2006, espone una selezione delle opere donate al paese dalla sua figlia più illustre Maria Lai. (Regione Sardegna)

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