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Mediterranea | November 20, 2018

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Festival internazionale del giornalismo 2013: una finestra sul futuro - Mediterranea

Festival internazionale del giornalismo 2013: una finestra sul futuro
Francesca Violante Rosso

In una Perugia vestita d’autunno dal 24 al 28 aprile il Festival Internazionale del Giornalismo, diretto da Arianna Ciccone e da Chris Potter e giunto alla settima edizione, ha indossato il suo abito migliore. E nella città umbra sono arrivati, da tutto il mondo, 1500 giornalisti per partecipare a numerosi appuntamenti di vario genere: 78 panel discussion, 34 workshop, 19 presentazioni, 18 incontri, 15 hackers’ corner, 15 proposte di libri, 11 dirette, 6 premiazioni, 4 proiezioni di documentari, 3 keynote speech, 3 rassegne stampa, 2 serate teatrali, 1 inaugurazione, 1 hackathon. Gli speaker sono stati complessivamente 480. Gli organizzatori, poi, sono stati supportati da un variopinto esercito di 252 giovani volontari.

Il sito internet, inoltre, ha registrato oltre 120 mila visite con 20 mila accessi giornalieri ai video della web tv. Molti eventi sono stati trasmessi in live streaming.

L’Hotel Brufani, quartier generale della manifestazione, la Sala Lippi, la Sala dei Notari, la Sala del Dottorato, l’Hotel Sangallo, il Teatro Morlacchi, il Centro Servizi Alessi, l’Hotel La Rosetta e il Palazzo della Penna hanno ospitato le iniziative in programma e un poliedrico e interattivo pubblico di giornalisti e di cittadini attenti all’attualità e ai mutamenti della società.

Dalla carta stampata, per la quale i più pessimisti sostengono sia vicina l’ora del tramonto, alla radio e alla televisione, passando necessariamente per la Rete e per i mezzi di comunicazione di ultimissima generazione: in cinque giorni di intenso dibattito i professionisti e gli esperti del settore hanno esaminato approfonditamente quella che ormai è una realtà in costante evoluzione, affascinante per tanti, eppure afflitta da problemi di diversa natura.

Uno spazio significativo, a questo proposito, è stato dedicato alla Russia e alla Siria.

Zygmunt Dzieciolowski

Zygmunt Dzieciolowski

Nella patria di Vladimir Putin il giornalismo, fondamentale strumento di democrazia, si scontra fortemente con i continui tentativi di infangare la verità. L’occhio vigile del governo, infatti, non perdona e «dopo tre moniti un organo di informazione viene chiuso» ha spiegato Anastasia Kirilenko, che l’anno scorso ha lasciato Radio Liberty per solidarietà verso alcuni colleghi. Ma «se è vero che la corruzione è sistematica, i giornalisti hanno un ruolo da svolgere» come ha detto Zygmunt Dzieciolowski di Open Democracy Russia. «Il problema – secondo Roman Shleinov di Vedomosti – è trovare qualcuno disposto a far passare le notizie». Basti pensare che «in carcere – ha sottolineato Svetlana Reiter di Esquire Russia – ci sono 300 mila innocenti perché i giudici sono sempre a favore del pubblico ministero e mai degli avvocati difensori».

In Siria la guerra è militare e mediatica e i dati che circolano, nella stragrande maggioranza dei casi, sono diffusi per scopi ben precisi. Chi cerca di spezzare le maglie della censura o chi sta sul campo, per raccontare fedelmente quanto accade, rischia di morire. Il fotoreporter francese Olivier Voisin a Perugia avrebbe dovuto parlare dell’esperienza vissuta in prima linea, ma due mesi fa è stato ucciso ad Hama. Lo hanno ricordato con commozione, accanto a una sedia vuota riservata alla sua memoria, l’amica Mimosa Martini del TG5, Emilio Fabio Torsello di Diritto di critica, Andrea Iacomini, portavoce UNICEF Italia, e Amedeo Ricucci di RAI 3 – La storia siamo noi, fermato nel nord del Paese arabo e rilasciato solo da pochi giorni.

Particolarmente apprezzati, poi, sono risultati i film-documentari del regista Michael Mann sulla droga, sulla povertà, sulla guerra etnica e sul traffico di armi nelle zone di conflitto in Messico, in Brasile, in Libia e in Sudan.

Tra i partner istituzionali del Festival Internazionale del Giornalismo, tra l’altro, ci sono stati per la prima volta l’Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento Europeo e per la terza volta consecutiva la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Il 2013 è l’anno europeo dei cittadini e di conseguenza si è parlato dei loro diritti e di come essi possono partecipare al processo decisionale. Un occhio di riguardo è stato rivolto ai giovani con una serie di consigli utili a combattere una crisi economica che pare sempre più difficile da superare. Per l’occasione il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, e il giornalista Elido Fazi hanno presentato il libro Breve storia del futuro degli Stati Uniti d’Europa (Fazi Editore), di cui sono autori.

Fra le opere che hanno potuto contare sulla vetrina perugina c’è anche Il corpo umano (Mondadori) di Paolo Giordano. La pioggia battente di una domenica capricciosa non ha interrotto la fila dei tanti accorsi ad ascoltare la testimonianza dello scrittore, intervistato da Lucia Annunziata, sulla visita ai ragazzi del contingente italiano in Afghanistan. E lunghe code si sono viste pure per Zero Zero Zero (Feltrinelli) di Roberto Saviano e per la diretta del FattoTv sul giornalismo d’inchiesta e sul rapporto media-potere con Peter Gomez e con Marco Travaglio de Il Fatto Quotidiano, con Lirio Abbate de L’Espresso e con Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera.

Il Festival Internazionale del Giornalismo è stato altamente formativo anche per quanto riguarda gli aspetti strettamente tecnici della professione. Così, per esempio, l’avvocato Marcello Bergonzi Perrone, il presidente del Circolo dei Giuristi Telematici, Giovanni Battista Gallus, e l’avvocato Francesco Paolo Micozzi hanno illustrato le novità giurisprudenziali in tema di diffamazione, dai giornali cartacei con il “caso Sallusti” ai giornali on line fino ai blog e ai social network, dove spesso le parole non conoscono limiti. «Non è vero, però, che la Rete è una prateria senza diritti perché la normativa esistente ci permette di ritenere punibile la diffamazione a mezzo internet, sebbene questa non possa essere equiparata alla diffamazione a mezzo stampa» ha spiegato Micozzi.

A Perugia il Festival 2013 è stato tutto ciò e molto altro: dal giornalismo ambientale al giornalismo giudiziario, dal giornalismo culturale al giornalismo economico, dal giornalismo etnico al giornalismo di viaggio, dal giornalismo politico al giornalismo sociale, dal giornalismo medico-scientifico al giornalismo sportivo, dalle tesi complottiste ai servizi segreti, dalla teoria alla pratica e dalla pratica alla teoria, dal fact checking alla gamification, dal live blogging al metered paywall, dal long-form journalism al social storytelling, dal webdoc al crowdsourcing, dallo slow journalism al citizen journalism, dagli Stati Uniti alla Palestina, dalla Spagna alla Bosnia, dalla Tunisia alla Cina, da Emily Bell del Tow Center for Digital Journalism a Mathew Ingram di GigaOM, da Harper Reed, ingegnere, hacker e guru dell’hi-tech per “Obama for America”, a Yoani Sánchez, dissidente e blogger cubana di Generacíon Y, per la prima volta in Italia e pesantemente contestata da un nutrito gruppo di filo-castristi.

Il Festival Internazionale del Giornalismo, in conclusione, ha aperto nel bene e nel male un’ampia finestra sul presente e sul futuro della società globale, rendendo palese che in ogni caso il progresso non può più prescindere dalla comunicazione.

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