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Mediterranea | November 14, 2018

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Europa 2021 - Mediterranea

Europa 2021
Redazione

Articolo di Milena Fadda

Ce ne abbiamo messo noi, italiani ed europei, a capire che le cose non andavano, ma alla fine ci siamo riusciti.

Sono cinque anni che i paesi europei hanno perduto i propri governi nazionali.
Come ce ne siamo accorti? Bisognerebbe partire dal principio. Era un po’ che le banche e i governanti andavano avanti taglieggiando i più piccoli; non quelli di statura, che, come raccontano i miei bisnonni, sono sempre stati bravi e svegli a prendersi tutto.
In Francia i sudditi (ormai ci chiamavano così, nel 2016, e alquanto sfacciatamente) hanno iniziato a non pagare più tasse. Gli ultimi euro prelevati da un conto corrente bancario risalgono al 2019. qualche patriota fiducioso, o qualche vecchietta stanca di rinviare la faccenda. Le banche sono state sostituite con le casseforti. In un posto in cui il denaro non si svaluta mai, una cassaforte conviene.

Qui le vecchiette non sono mai mancate. Tantomeno ultimamente.
In Svezia, l’ ultima ondata di assistenzialismo e autarchia ha decimato la popolazione. Tra suicidi di massa e motu propriu, sono rimasti in ventimila. Al posto del credito infinito alla “nazione” si è preferito un fondo di cassa comune. Lo gestiscono le associazioni per la tutela della cittadinanza. I soldi vengono dati su richiesta, a seconda delle necessità e tramite votazione online, si chiama ancora micro-credito. Tutto abbastanza trasparente. Se non fosse che alcuni gruppi sono stati beccati a clonare gli account. Sono stati cancellati dalla rete. Gli sono stati requisiti software e hardware di ogni tipo, persino i telefonini, e sono stati messi all’ indice. Privare l’ essere umano della connessione a internet equivale alla pena capitale. Non so se la nostra società si possa definire “giusta”, o “equa”. Alcuni sono infastiditi dalle ultime misure prese dal Governo Euro-Mediterraneo. Certo, nel 2009, un ministro degli Esteri marocchino, chi se lo sarebbe aspettato? È una brava persona preparata, e si vede, ma in tanti ancora non ci credono. È giovane, almeno. E in questo momento, per noi, è la cosa più importante. L’ ultimo nato, da genitori europei, è del 2014, quindi ha ben sette anni. Per fortuna abbiamo abolito i governi nazionali, e adottato l’ euro-afro. Altrimenti, col debito che avevamo accumulato, mica dall’ Africa avrebbero continuato ad arrivare fin qua? Grazie all’ Africa sub-sahariana, e al suo petrolio, e al suo gas, abbiamo ricomprato il debito che avevamo con la Cina. Adesso gli indebitati sono loro. Infatti, improvvisamente il mercato cinese si è dotato di regole ferree. Per noi, l’ unione con l’ Africa è stata salutare sotto molti aspetti. Innanzitutto per le coppie “miste”, le chiamiamo ancora così, anche se ormai sono la maggioranza. Il motivo però, non è l’ etnia. Tra le coppie euro-afro, in media ci sono dieci anni di differenza.
Semplice: esotici noi per loro e viceversa.

Sono arrivati qui tutti insieme nel 2016, ma non per restare. Ambivano a un titolo di studio spendibile ovunque. È stato un anno di sconvolgimenti: milioni di africani si sono riversati nelle nostre scuole, università, centri di ricerca. Hanno lavorato, mentre noi stavamo a guardare (eravamo già tutti laureati da un pezzo), hanno rimesso in sesto i nostri vecchi e asfittici istituti, molti in breve tempo sono diventati docenti, la maggiorparte è tornata in patria, per applicare quello che aveva studiato. Certo, moltissimi sono anche rimasti, in Europa, ma non si aspettavano il nostro esodo verso l’ Africa. I più, hanno capito (credono, almeno) varie cose fondamentali dell’ esistenza.

La prima è che non esiste nessun dio. Poi, poi che di infinito, al mondo, esiste solo l’ egoismo umano, infine, che la politica è inutile, senza diritti. Sono arrivati da noi pieni di speranze, hanno trovato una popolazione imbarbarita dai buoni-carburante (negli ultimi mesi ce li davano col contagocce, e costavano quanto una sacca di sangue da due litri), che aveva smesso di mettere al mondo bambini, che viveva attaccata al mutuo. In meno di due anni, le banche hanno fallito tutte. I vecchi governanti sono stati congedati, senza pensione. I mutui condonati. Certo, nei primi 18 mesi ci sono stati diversi tafferugli, dato che gli ex impiegati di banca non sapevano dove andare, così come gli ex impiegati dei ministeri. Ma dopo qualche stagione passata all’ aria aperta si sono convinti anche loro della scelta irrinunciabile. Sono tutti stati reimmessi in altri settori. Quello tecnologico, per gli ex impiegati va per la maggiore: non si può chiedere a un impiegato di arare un campo, neanche con l’ aratro meccanico. Adesso, non si trova un africano non alfabetizzato a cercarlo con Wikipedia alla mano. Naturalmente anche loro hanno abbattuto da subito il loro sistema di caste, immediatamente arrivati a conoscenza della non esistenza di dio.

Per prenderci in giro, in genere ci chiedono come mai noi europei ci abbiamo messo tanto a capirlo. Scherzi a parte, la risposta, forse sta nel fatto che ci sentivamo protetti. Dal potente di turno, dalla parrocchia, dalla superstizione sulla divinità. Protetti ma schiavi. Anche loro avevano delle università interessanti, tra tutte quella di Dakar, ma hanno ritenuto più interessanti le nostre culture, e le nostre strumentazioni tecnologiche. La maggiorparte di noi è impiegata nelle aziende africane. Che cosa producono? Per lo più cultura. Va molto forte anche il settore dell’ abbigliamento, ma l’ industria cinematografica euroafricana ha surclassato hollywood e bollywood; non solo: meeting, libri, studi storici…stiamo fondando una nuova cultura comune, sempre tenendo ben presenti le rispettive radici (questo va specificato per i tradizionalisti). E l’ Europa cosa produce? Siamo quasi tutti nel settore agricolo e dell’ allevamento, o in quello tecnologico. Il petrolio sta finendo, e anche se lo dicono da un pezzo, ci siamo dotati da tempo di infrastrutture adatte alle energie rinnovabili. Così da essere sicuri di poterci spostare, in presenza di sole, acqua, vento o immondizia. Lavorare, lavoriamo tutti. Anche perché ricicliamo in continuazione.

E perché abbiamo capito, che anche per il singolo è più proficua una società fatta di rispetto per l’ altro e di condivisione. Che non c’è bisogno di ingraziarsi il “potente”, o di pagare pegno, per la propria libertà. Perché la libertà di ognuno di noi è proprio “l’ altro”. E mi ricordo, anche se vagamente, di un passato in cui li detestavamo, questi “altri”, questi stranieri. Pian piano hanno iniziato a “svegliarci” dal torpore tombale in cui eravamo confinati.

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