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Mediterranea | December 19, 2018

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Euro sì, euro no (parte 1): storia di una moneta in Grecia - Mediterranea

Daniela Melis

 

 

Che economia e politica siano strettamente legate è un fatto consolidato. Già Machiavelli, nel suo discorso a Lorenzo De Medici, parlava della necessità per il Principe di avere denari. Adam Smith, per quanto ritenesse che la ricerca egoistica del proprio benessere giovi all’interesse dell’intera società, non pensava che la somma dei singoli bastasse per far funzionare il mercato: lo Stato deve, infatti, fornire quella cornice giuridica e istituzionale adeguata al funzionamento del mercato. Ma oggi, in che rapporto stanno politica ed economia? Pare ormai evidente che l’economia abbia totalmente perso di vista o, addirittura, seppellito il valore dell’interesse sociale, che è ciò di cui anche la politica si dovrebbe occupare. Il motivo è semplice: il perseguimento dell’efficienza economica ha portato a non focalizzarsi sulle tematiche legate all’equità. E il problema e la sua semplice spiegazione risiedono in queste parole di Amartya Sen: “la massimizzazione dell’interesse personale non è irrazionale o perlomeno non lo è necessariamente, ma sembra del tutto straordinario sostenere che tutto ciò che non sia massimizzazione dell’interesse personale debba essere una forza irrazionale”.
Mai come oggi l’economia, ma soprattutto la finanza e i suoi calcoli errati, hanno influito sulla vita delle persone. Mai come oggi la politica è stata così punita per il suo legame con un sistema finanziario che non trova un equilibrio. Tutta l’Europa sembra mossa, politicamente, da un’ondata di cambiamento, guidata da una crisi economica che non si decide a passare e da un’intolleranza sia nei confronti di chi è complice di essa, sia nei confronti dell’austerità assunta al fine di arginarla. Ad aver sofferto per gli errori della politica in questo senso c’è la Grecia, che vede la sua popolazione a capo del NO alle strette regole per restare nell’euro. È questo il Paese che, probabilmente, darà l’input per uscire da un sistema economico-finanziario che non si identifica più con nessuna teoria del passato. Un sistema ormai senza basi, senza controllo e, per questo, forse, senza futuro.

 

 

 

I Principi machiavelliani greci fanno oggi i conti con la realtà. Quando la Grecia entrò a far parte della moneta unica, il governo, allora guidato dal leader di Pasok Simitis, falsificò tutti gli indicatori di politica macromonetaria, che rappresentavano quei criteri per poter entrare nell’eurozona. Quindi, con i criteri falsificati e assolutamente non in linea con quelli dell’euro, i vari “principi” greci iniziarono una grossa partita contro i conti finanziari che, come risulta oggi evidente, non son stati in grado di giocare. L’Unione Europea è stata sempre un’ancora per la Grecia: quando diventò stato membro nel 1981, l’Unione Europea diede alla Grecia tanti fondi, per far sì che si allineasse agli altri Paesi. Ai tempi, Andreas Papandreou, leader del Pasok, elargì tali aiuti ai cittadini greci e, soprattutto, aumentò lo stipendio dei dipendenti pubblici (tant’è che ancora oggi i nonni dicono ai nipoti: <Devi entrare nella pubblica amministrazione!> – quanto suona simile all’Italia?). La Grecia si trovò, così, col passare degli anni, a essere un Paese “ricco”, anche se solo in superficie, e i cittadini, affascinati dalla dolce vita, non si accorgevano di cosa stesse accadendo veramente. Non si accorsero delle bugie del governo e della grande illusione che stavano vivendo, anche perché, tra 2002 e 2008, un altro grande evento in Grecia salvò la maschera di benessere che il governo voleva mostrare: le Olimpiadi di Atene. Nel 2004 la fiaccola ritornò, infatti, nel suo luogo di origine e affinché lo “spettacolo” fosse degno della madre patria dei giochi olimpici, gli Stati Uniti, d’accordo con la Neo Demokratia in mano a Karamanlis, elargirono alla Grecia aiuti in denaro che il governo continuò a utilizzare per mantenere quello stile di vita a cui erano stati abituati i cittadini ellenici negli anni di sviluppo e innovazione di A. Papandreou e in quelli, più corrotti ma comunque all’apparenza idilliaci, del Pasok di Simitis. Si sa, però, che prima o poi i soldi finiscono: purtroppo questo è accaduto in Grecia in contemporanea con la crisi mondiale, nel 2008, e solo allora son venuti fuori tutti gli scheletri nell’armadio, specialmente quelli legati al debito pubblico. Ecco perché oggi c’è tanto fermento: è come se la popolazione si fosse risvegliata da un bel sogno per piombare in un incubo. A volte è la cattiva digestione a non farci dormire bene: e infatti molti greci non hanno digerito bene il prezzo da pagare per le bugie che son state dette. Spesso le colpe vengono date all’euro, come se fosse quel boccone semi-amaro che mangi un po’ per sbaglio, un po’ perché ti viene offerto e che solo dopo ti accorgi di quali conseguenze ha su di te. In realtà, però, il governo questo cibo l’ha mangiato e servito per il suo piacere, non per i cittadini, sperando che poi non avrebbe fatto troppo male.

Daniela Melis

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