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Mediterranea | November 13, 2018

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Età di mezzo nel Mediterraneo - Mediterranea

Età di mezzo nel Mediterraneo
Gianmarco Murru

Lo spirito di questo numero è quello di presentare il medioevo anche nelle sue accezioni positive. Oggi si cerca un modo di vivere meglio, lo stile di vita in cui siamo immersi ci porta a volte a voler rallentare e cercare di assaporare più profondamente ogni momento. C’è un interesse generale verso la riscoperta del medioevo: dei suoi sapori, dei borghi, dell’arte, delle tradizioni, il modo lento di viaggiare a piedi sulle antiche vie dei pellegrini, ma anche ripetere le esplorazioni via mare o via terra.
Ne abbiamo parlato in lungo e in largo dal punto di vista artistico, religioso, civile; abbiamo parlato della bellezza e dell’economia, della letteratura e della musica. Un numero che racchiude lo spirito del nostro lavoro, ossia raccontare la cultura mediterranea per riuscire a capire il mondo che sta dietro la nostra finestra.

Il medioevo è stata un’epoca lunghissima, ancora ci si divide sull’inizio esatto di quell’arco di tempo denominato “secoli bui”. Molti concordano però che coincida con la fine dell’impero romano d’occidente, che determina la fine della mentalità di “unico mondo possibile”. Ci sono oggi delle grandi similitudini con la volontà di esportare la democrazia occidentale in altri paesi, così come la colonizzazione forzata dei romani veniva chiamata “civilizzazione”. Nel medioevo finisce un mondo unitario e inizia ad affacciarsi nel Mediterraneo una sorta di anarchia, un lungo periodo senza controllo e poi nuovamente la nascita di nuove forme di governo. Un altro fenomeno importante è stata la nascita del Califfato nei paesi arabi e la conseguente conquista di buona parte della sponda sud e della penisola iberica, con varie incursioni anche in Italia. Sono solo due aspetti per capire poi l’evolversi della situazione politico-sociale del Mediterraneo post imperiale.

Se pensiamo al medioevo, ci vengono in mente grandi immagini condivise: secoli bui, inquisizione, predominio terreno della Chiesa, la peste, conquiste arabe e riconquiste tramite le crociate cristiane, i barbari e i mediterranei colti e civili… Ma ci sono anche aspetti positivi. In quel periodo si ricominciano a sperimentare nuovi modelli di convivenza e di governo grazie alla nascita del diritto con Giustiniano, poi la nascita dell’impero bizantino, la nascita del potere del cristianesimo come collante politico (mai concluso in realtà…). La nascita di diverse correnti culturali: religiose, filosofiche, storiche. La diffusione delle culture arabe, delle loro conoscenze matematiche, scientifiche e filosofiche.

Per la Sardegna è stata forse l’età migliore. Il periodo giudicale in Sardegna è uno dei pochi della storia in cui l’isola si dota di un governo indipendente, addirittura di una costituzione “La carta de logu”, una costituzione che rimane valida per 5 secoli e rimase in vigore in epoca spagnola e sabauda fino all’emanazione del Codice di Carlo Felice dell’aprile del 1827.

A quel tempo il centro del mondo era ancora il Mediterraneo, dove continuavano a nascere culture e scoperte scientifiche, nonostante i controlli della Chiesa, sempre più intenzionata a difendere l’ortodossia da qualunque critica o innovazione. Erano anche i tempi delle grandi dispute filosofiche, basate tra l’altro su traduzioni faziose di autori classici greci. Erano i tempi della lingua unica europea, si parlava latino in tutte le università, istituzione nata a partire dal XIII secolo. Le maggiori università si distinsero per qualche particolare disciplina: Salerno, con la sua antica Scuola medica, Padova e Montpellier si distinsero per la medicina, Bologna (la prima della storia) e Coimbra per il diritto, Parigi e Oxford per la teologia e la filosofia. Nascono i primi “Erasmus” della storia con i “Clerici vagantes”, studenti che viaggiavano in tutta Europa per seguire le lezioni che più li interessavano. La laurea era multidisciplinare, il sapiente era dotto in molte discipline. La divisione in facoltà scientifiche e umanistiche avverrà solo nell’ottocento.

Sono stati secoli dove anche le arti e la letteratura hanno creato storie e personaggi fondamentali, pensiamo solo a Dante, o Cecco Angiolieri, o i cantastorie che vagavano da un paese all’altro. La letteratura pre-gutenberg, quindi moltissimo si basava sulla tradizione orale, molto quindi si perdeva, ma allo stesso tempo le cose si vivevano una volta sola, era quasi impossibile la riproduzione. La riproduzione, la stampa era vista all’inizio come un pericolo per i personalismi, per il potere che veniva tolto agli interpreti ufficiali dei testi sacri o scientifici. Il medioevo, verrebbe da dire, “si viveva alla giornata”. Il viaggio aveva un significato enorme, se paragonato all’oggi. Un viaggio di scoperta, di conoscenza, alla ricerca della ricchezza o di gesta eroiche. Tutti ricordano il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, il suo viaggio comico alla conquista del mondo.

Certo, la concezione del potere e della libertà era molto diversa da oggi, ma per alcuni aspetti possiamo trovare delle somiglianze: la ricchezza, l’appartenenza ad una società, ad una comunità era fondamentale per conquistare il potere, frequentare una buona università dava più possibilità di riuscire nella vita. Insomma, un periodo da riscoprire.

Approfitto per augurare un bellissimo natale a tutti i lettori, e per informarvi che per il quarto anno di seguito la nostra rivista conquista il premio al eContent Award!! Un premio che ci riempie di orgoglio e ci fa credere ancora più fortemente nella qualità del nostro lavoro.

Buona lettura e tanti auguri!

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