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Mediterranea | December 18, 2018

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Erika Di Crescenzo: Etude pour la Sainteté - Mediterranea

Erika Di Crescenzo: Etude pour la Sainteté
Redazione

Cagliari (ITALIA)

testo e fotografia di Ottavio Pinna

Erika Di Crescenzo: Etude pour la Sainteté
T.off Tersicorea, Teatrodanza

Cagliari, 4 giugno 2011

Con scarni elementi scenografici ecco delinearsi lo spazio dello psicodramma di Erika di Crescenzo: un giaciglio-altare, protetto dalla calata di un antependium imparentato con un velo da sposa, una parrucca-gatto e in ultimo la fondamentale ‘Mano’: reliquia mummificata che evoca l’Assente, la mano trafitta del Cristo che diviene il tramite della Sua reificazione in un rapporto, non solo mistico ma più tattilmente profondo.

Un ruolo essenziale nel creare il clima propizio allo svolgersi della scena, lo hanno le luci – ben orientate – di Gianni Melis.

I ‘parafernalia’ di Erika, non si esauriscono certo in questi – sia pur sofisticati – oggetti, ma comprendono principalmente l’attitudine corpo-mente che viene messa in campo, sin dal primo istante della rappresentazione, con il progressivo e intenso disvelamento degli intrecci confliggenti della scrittura drammaturgica.

È dalla paura del vivere in un mondo ordinario che nasce la vocazione mistica volta alla passione, all’amore per il divino che la Novizia (Novia, sposa novella col suo abito eroticamente scomposto), ben rappresenta nella sua dualità di casta vittima sacrificale e di appassionata, quanto sottomessa, sposa. In tale commistione di sentimenti e di passioni emerge potente l’eros dellio desiderante, conchiuso nel senso di colpa della consapevolezza del piacere fisico dirompente che – pur sublimato dalla fede e dalla passione mistica – si traduce nello stato di grazia di un agonico orgasmo, molto prossimo all’atassia e alla morte. Che dire del palesamento della follia attuato negli exempla clamorosi della diversità, nei comportamenti ’non consoni’ alle cosiddette ‘norme sociali’ tese all’occultamento reclusionale del deviante, del folle?

Ci sarebbe da meditare molto sul tema della salute mentale, ed Erika ce ne offre magistralmente l’opportunità. Nel succedersi dell’azione coreutica, dal corpo di Erika affiorano – emergenti – i segni, vibranti come germogli rivolti alla luce, di una vera epifania dell’essere. Straordinaria, in questo senso, la grande mobilità ed espressività del volto che, seppur fasciato da claustrofobiche bende evocanti iniziatiche umilianti tonsure, riesce a comunicare in stretto dialogo anche con l’agilità ‘flamboyant‘ delle dita dei piedi, a loro volta in dialogo – a distanza – con quelle delle mani, che paiono evocare magiche quanto misteriose numerologie che finiscono per dis-locare il già complesso codice linguistico, proiettandolo in altre dimensioni.

La voce, nelle più varie modulazioni, accompagna l’azione-affabulazione-delirio, come del resto anche il suono della fisarmonica – da lei stessa manovrata-giocata in una gestualità ampia e spettacolare – danzata si producono in un respiro umorale che sostiene il ritmo delle vicende emozionali della psicosi, amplificandone, o allentandone – di volta in volta – la tensione. La parola narrante, dirottata da una fantasia del pensiero, si chiede… come mai il cacciatore finisca col dormire tutto solo con le sue scarpe… , senza la sua donna.

È un dramma che si sviluppa per quadri compostamente iconici, ma talvolta incorniciati dall’elemento grottesco di una richiesta amorosa senza risposta, come da una fresca e spontanea comicità che coinvolge gli spettatori: la parrucca-gatto vola inopinatamente tra gli astanti, così come lo slip – del quale si libera -, alleggerendo così l’azione dall’eccesso di carico tensivo che andava assumendo. In tal modo il pubblico finisce per condividere l’evento teatrale in modo più partecipato e meno teso.

Un lavoro interessantissimo, quello di Erika, che affronta le problematiche difficili e profonde della sfera delle psicosi latenti e delle schizofrenie indotte anche dalla condizione claustrale dello specifico femminile, dove la passione, l’amore per il divino, il martirio, l’eros e l’agonia nel delirio, costituiscono l’intreccio psichiatrico di un disturbo – spesso iatrogeno che trova un pabulum fecondissimo nelle paure insite del vivere una vita ordinaria, causa vera della ‘vocazione’ che ne diviene perciò rifugio, fuga dal reale, cura (anche farmacologica?).

La fresca attitudine comunicativa e la presenza scenica di Erika le consentono di affrontare e condurre, con misurata sapienza registica e coreografica, con leggerezza e raffinata sobrietà, un tema difficile e inquietante che troverebbe in molti, per lo spessore della sua problematicità, naturali resistenze e chiusure. Invece queste resistenze, nel dipanarsi dei significati, cedono magicamente il passo ad una intima condivisione del pathos, superando lo iato resistenziale sempre frapposto alla diversità della follia, dalle ipocrite convenzioni sociali.

Erika Di Crescenzo. Coreografa e danzatrice di Danza Contemporanea, vive e lavora tra Torino, Parigi e Ginevra. Laureata presso il DAMS di Torino in teatro sociale e antropologia teatrale. Ottiene il master in Cultural Management presso la Fondazione Fitzcarraldo di Torino. Dopo gli studi accademici in danza classica e contemporanea, si specializza nell’arte dell’improvvisazione totale corpo-voce e longform improvisation con Alberto Valente, nel match di improvvisazione con Francesco Burroni, in contact improvisation con Alessandro Certini e Nita Little, in logo motion con Simone Forti, in ation theatre con Ruth Zaporah e Julien Hamilton. Frequenta diversi seminari tenuti dal Living Theatre di Judith Malina.

Dal 2006 è direttore artistico dl Centro Daiva Jyoti, dove si svolgono attività di ricerca e produzione nell’ambito delle Arti Teatrali e dello Yoga. Dal 2011 ha fondato la propria compagnia Cie La Bagarre.

Produzioni recenti:

The Fish, festival Spazi per la Danza Contemporanea Piemonte 2009; La Bagarre, presso il festival Interplay; Dolce Still, creato per il Vivaio Officina Tribalico, compagnia mista formata da attori normo e diversamente dotati; Politics The Fish, per la Fondazione Mario Mertz di Torino; Queenz per il festival Inside/Off; Per amore e non per devozione presso il festival La Piattaforma, Vignale Danza, Volterrateatro. 

Contact: www.cielabagarre.com – e-mail erikadicrescenzo@cielabagarre.com

 

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