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Mediterranea | December 17, 2018

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Difendere l'Identità della Terra degli Shardan: Intervista a Leonardo Melis

Difendere l’Identità della Terra degli Shardan: Intervista a Leonardo Melis
Gaetano Cataldo

Le grandi culture che nel passato si sono avvicendate nel Mediterraneo hanno in parte assorbito e sepolto le precedenti agli occhi della Storia e dell’Archeologia tramandando la verità dei vincitori dimentiche che esse stesse furono figlie di un unico, fiero e vittorioso popolo: i Pelasgici. Gli Shardana (o Sherden) erano parte dei Popoli del Mare e della coalizione per muovere guerra contro l’Egitto di Ramses II; per quanto la più antica menzione che si fa di loro si trovi nelle Lettere di Amarna ascrivibili al 1350 a.C. molte sono le testimonianze che affiorano in Sardegna ed in altri siti archeologici in tutto il Mediterraneo che attestano non solo della loro esistenza ma del grande contributo di civiltà e sapere che seppero dare a tutte le altre culture preesistenti e susseguenti.

Il riscatto identitario di un Popolo è un atto di benevolenza e di doverosa responsabilità che ha per scopo restituire alla Storia e alle future generazioni la Verità e la conoscenza sull’origine delle proprie radici, è un gesto fiero, ma che richiede costanza, rischi, sovente più fatica a smuovere la barbarie dell’ignoranza, del pressapochismo, degli interessi politici e della pigrizia intellettuale che a restituire alla luce un’intera città sepolta nelle polveri del tempo a colpi di badile; senza pregiudizio, proprio perché consapevoli di una grande appartenenza mediterranea, è giusto pretendere di capire, mettere in discussione postulati, teorie e dogmi che non tengono conto di quanto le radici della Sardegna siano profonde e si espandano ben oltre i confini naturali dell’Isola.

Leonardo Melis, baluardo di questa grandiosa regione italiana e mediterranea e grande studioso dei Popoli del Mare, difende appunto il diritto di chiedersi e sapere, intuendo che solo dal confronto con le altre culture, dalla cooperazione interdisciplinare di tutte le materie che studiano il passato, preservando la propria lingua e issando la propria bandiera si possa risalire da dove veniamo e verso dove stiamo andando.

Leonardo Melis nasce a Setzu, il più piccolo comune della provincia di Cagliari ed uno dei borghi più antichi della Sardegna, passato nel 2006 alla provincia del Medio Campidano, situato ai piedi del Parco della Giara, di cui rappresenta uno degli ingressi più caratteristici ad un territorio dove la Macchia Mediterranea e la Garriga regnano incontrastate e, nascondendosi tra i “Kuiles”, è possibile osservare il cavallino selvaggio della Giara correre libero tra le piante di elicriso, roverelle, corbezzoli e lecci.

Dopo gli studi classici nella prestigiosa scuola dei Padri Salesiani di Lanusei decide di vivere una vita autonoma fuori dal contesto familiare girando il mondo per ben trentacinque anni, lavorando e studiando i “Popoli Naturali”, ossia quelli senza Stato o contaminazioni e con una origine millenaria comune; in Egitto, ad esempio, si imbatté in moltissime raffigurazioni dei Popoli del Mare e degli Shardana della Guardia Reale del faraone Ramesse II, scoprendo che tali raffigurazioni erano perfettamente identiche a quelle dei bronzetti sardi del II millennio a.C., cominciando così a ricercare le diverse analogie disseminate in diversi siti archeologici dell’area mediterranea.

Dopo un continuo viaggiare per l’Europa e l’Africa partecipa, nel 2001, ad un convegno organizzato dalla provincia e dal comune di Oristano sul tema “Shardana, il popolo dei Nuraghi?”, demarcando i confini etnici tra le due popolazioni protosarde; in quell’occasione lo scontro con alcuni relatori della sovrintendenza lo porta ad una situazione d’urto continuo con la così detta scienza ufficiale, ma l’interesse e la partecipazione della gente sia allora che alle sue successive conferenze lo convincono ad andare avanti tanto da spingerlo a pubblicare nel 2002 “Shardana, i Popoli del Mare”, la cui prima edizione venne esaurita nel giro di un mese.

Oggi è considerato il più accreditato studioso dei Popoli del Mare e ad attestarlo è la sua opera, la più completa e documentata nella letteratura storiografica italiana sull’argomento ed unica nel suo genere; è stato, assieme a Chicco Frongia, Carlo Mura e Salvatore Bonesu, promotore della legge sulla Bandiera Sarda conducendo da solo le ricerche che restituirono le bende alle fronti dei Quattro Mori come nella consuetudine dello Judex Ampsicora e non sugli occhi come segno di disprezzo dei piemontesi verso la sovranità dei sardi; è stato tra i primi a presiedere la Consulta Territoriale sulla Cultura e la Lingua Sarda, è stato insignito del premio dell’Accademia Arborense per il Miglior Saggio Storico nel 2005 e del premio “Sergio Atzeni” per la Miglior Firma; nello stesso anno scopre il calendario millenario Shardana risalente al 3761 a.C., riscontra i tratti della vela moderna inferita sugli alberi delle navi dei Popoli del Mare effigiate a Medinet Abu, rinviene il Nuraghe Calcolatore in grado di scandire i tempi del Calendario Shardan a Santa Barbara ed il suo libro sarà oggetto di dibattito al II Congresso Mondiale sul Matriarcato a Saint Austin in Texas; sempre del 2005 è la scoperta e la conseguente pubblicazione delle 30 statue giganti dimenticate da oltre trent’anni nel museo di Cagliari, scoperta che rimette in discussione la storia della scultura megalitica nel Mediterraneo.

A queste importanti attestazioni di stima e riconoscimenti seguono interessanti ricerche e, sugli indizi di Sigmund Freud, conclude che le origini del principe egizio Mosè non possano essere ebraiche e che il passaggio del Mar Rosso non possa che essere avvenuto attraverso il lago Yam Suph (Mare dei Giunchi in ebraico) e altri stagni ubicati più a nord. Nel 2009 scopre un piccolo tempio a Deir El Medineh al cui interno trova una raffigurazione dell’Arca dell’Alleanza e alcuni meccanismi elettrici che riconducono alle posteriori scoperte di Luigi Galvani; la pubblicazione sulla scoperta dell’unica Ziqqurat in terra europea finora nota, con sette gradoni in stile mesopotamico, presso Monte D’Accodi e di un frammento in ceramica con iscrizioni shardana del II millennio a.C.; infine sono del 2012 le scoperte di due “Pajare”, del tutto simili a quelle delle Isole Baleari e a quelle del Salento, e di un’intera città di circa quattromila anni fa sul pianoro della Jara, ove l’archeologia ufficiale aveva dichiarato non potessero esserci insediamenti.

Leonardo Melis ama e difende la propria Terra ma come ogni Spirito Mediterraneo è un cosmopolita che sa riconoscere ed apprezzare il buono che c’è in tutte le cose e non è raro vederlo seduto a gambe incrociate attorno al fuoco piuttosto che ad un tavolo in uno dei tanti Paesi Mediterranei, addentare del cibo, gustarlo ed avere una reminiscenza dei sapori della sua infanzia. Ed è idealmente attorno ad un fuoco che Mediterranea lo ha raggiunto per chiedergli e sapere quanto la sua ricca esperienza di vita gli ha concesso di comprendere…

ZIQQURAT IN SARDEGNA

PROFESSORE QUANDO E’ NATA LA SUA PASSIONE PER L’ARCHEOLOGIA E QUANDO HA DECISO SAREBBE DIVENTATO IL FAMOSO ARCHEOLOGO CHE E’ OGGI?

Anche se sono stato docente esterno varie volte ed in diverse scuole superiori preferisco non mi si chiami professore, nella vita c’è sempre tanto da imparare a da scoprire. La passione per l’Antichità la coltivo fin dai tempi del liceo classico, ma la mia prima scoperta ed il conseguente amore per l’Archeologia ebbero luogo all’età di otto anni: fu nei pressi della Jara di Setzu che in maniera del tutto casuale trovai una pietra con delle iscrizioni. Quella pietra rimase nella mia mente per altri 40 anni durante i quali mi ha spinto inconsciamente alla ricerca, in Sardinia, in Italia e soprattutto all’estero, di una Verità che non poteva essere quella propinataci dai testi scolastici.

Il mio rientro a casa nel 2001 mi portò a uno scontro con l’Archeologia ufficiale durante il famoso convegno ad Oristano. Ciò mi spinse a mettere su carta i risultati delle mie scoperte, i miei nuovi documenti acquisiti con duro e appassionato lavoro in campo storico e archeologico. Dall’Egitto alla Francia, dalla Spagna all’Italia ed in Inghilterra

Però quella pietra trovata in infanzia sulla Jara di Setzu mi “incontrò” di nuovo e mi ricordò quel luogo dal nome evocativo di “Santa Vittoria”, comune ad altri siti collegati alla fine degli Shardana, e questo fu per me come una reminiscenza; così organizzai un gruppo di ricerca e trovammo “dove non ci sono insediamenti”, secondo i miei amici “archeobuoni”, un’intera città. Era una città di almeno 4000 anni, frequentata fino in epoca cristiana, v’erano statue sia di fattura locale che orientale, tombe, case, persino una piscina, ma il tutto sistematicamente raso al suolo con uno scopo preciso.

DOVE HA INCONTRATO MAGGIORI DIFFICOLTA’ DURANTE IL SUO PERCORSO PROFESSIONALE E QUALI OSTACOLI BISOGNA SUPERARE OGGI PERCHE’ L’ARCHEOLOGIA POSSA DARE RISPOSTA A QUESITI PROBABILMENTE NON ANCORA POSTI?

Le difficoltà cominciarono proprio al convegno archeologico di Oristano nel 2001 ove parlai per la prima volta dei Popoli del Mare in Sardegna. Gli altri convegnisti erano due archeologi e uno scrittore di romanzi di fantascienza in vena di pressapochismo e, comprendendo ciò, alla fine della conferenza la gente si precipitò a complimentarsi con me, insultando invece gli archeologi, che si aspettavano il contrario.

Delle risposte dell’Archeologia, quella sarda soprattutto, non mi interessa ormai neanche un poco, almeno fin quando vigerà una certa mentalità ed un certo” modus operandi”.

Io mi occupo di Storia.

Purtroppo da ben 80 anni si è fatto credere alla gente che l’Archeologia fosse la Storia, mentre essa è solamente una componente della Storia stessa e neanche la parte più importante in verità. Lo storico che non conosce anche l’Antropologia, la Genetica, la Storia Antica, le Religioni Antiche e persino la Mitologia, non potrà mai capire la Storia né tantomeno scriverne.

DALLE PRIME TESTIMONIANZE SULLA PRESENZA DELL’UOMO IN SARDEGNA RISALENTI AL PALEOLITICO INFERIORE ALLE NUMEROSE TRACCE DEL NEOLITICO, SINO ALL’EPOCA PRENURAGICA E MEGALITICA, QUAL E’ STATO IL PROCESSO EVOLUTIVO apportato dai Popoli del Mare RISPETTO AL PROGRESSO TECNOLOGICO E AL TESSUTO SOCIALE preesistente SULL’ISOLA?

Premetto di occuparmi in prevalenza e per scelta della Storia dei Popoli del Mare e degli Shardan inCOCCIO DI POZZOMAGGIORE particolare. Stiamo parlando di un periodo chiaramente documentato storicamente sia da altri popoli mediterranei che da tracce, documenti e siti da me scoperti, come il coccio di Pozzomaggiore (“Su bìculu de Putzumajore”) e la Piramide a scaloni, rinvenuti sempre nello stesso territorio della Nurra.

Ma se vogliamo citare gli antichi cronisti che parlavano di Sardinia, dobbiamo sottolineare che la civiltà nel Mediterraneo arrivò proprio con i Popoli del Mare prima del 2° Millennio a.C. e non certo con i famigerati e onnipresenti Fenici nell’ 8° sec. a.C.

Erodoto, Pausania e altri, solo per citare i Greci, sostengono che gli “Eraclidi”, i figli di Eracle e delle 50 figlie di Tespio, re dei Tespi in Beozia, arrivarono in Sardinia condotti da Jolao e là essi vissero da eroi e da padroni del mare che da loro prende il nome, chiuso dalle colonne, anch’esse con il nome del loro padre Eracle; Aristotele cita l’usanza di tutto il mondo conosciuto di chiamare un pesce con il nome di coloro che lo pescavano, lo conservavano e lo vendevano: la sardina! Essi scoprirono inoltre l’uso del sale per conservare i cibi, le tinture per i vestiti come la porpora ad esempio. Diffusero l’arte di legare il rame con lo stagno, non presente nel Mediterraneo, ma andarono in Zimbabwe e in Cornovaglia a prenderlo, diventando così monopolisti del bronzo, che diede il nome a due millenni di storia.

RECENTEMENTE SONO STATI SCOPERTI NEI PRESSI DI CABRAS, PROPRIO VICINO AL SITO OVE FURONO SCOPERTI I GIGANTI DI MONT’E PRAMA, SEMI DI MALVASIA E VERNACCIA RISALENTI A 3000 ANNI FA, MENTRE IN UN ALTRO VILLAGGIO NURAGICO LA PROVA DEL CARBONIO 14 FAREBBE RISALIRE ALTRI VINACCIOLI DI VITE CANNONAU RISALENTI ADDIRITTURA AL 1800 a.C. POTREMMO DUNQUE REPUTARE LA VITICULTURA SULL’ISOLA ADDIRITTURA ANTERIORE A QUESTI PERIODI E COMPIUTA GRAZIE ALLA PRESENZA DI VITI AUTOCTONE?

Alla scoperta del Cannonau sardo aggiungerei che anche la necessità di riscoprire il Mirto che un noto quotidiano dell’Isola si ostina ad attribuire agli Ebrei mentre in realtà il cronista e lo scienziato ebreo in questione fanno una confusione del diavolo parlando di Mosè, precedente di almeno 1500 anni all’arrivo dei primi Ebrei/Judei in Sardinia.

Ovviamente non bisogna tenere esclusivamente conto dei 5000 soldati judei inviati nell’Isola al tempo di Tiberio ma dei contatti che ebrei e Mosè ebbero e che avvennero in Egitto e in Palestina. Ad opera di quei mercenari amici del principe Mosé, che scortarono la gente di Mosè durante l’Esodo e che formarono successivamente la misteriosa Tribù di Dan.

Comunque, dobbiamo tener presente che l’uomo non nasce in Sardinia e non tutto è autoctono, pur se bisognerà rivedere quanto ci è stato fin’ora propinato da una cultura che nostra non era.

Cultura che ci ha insegnato a credere che tutto arrivasse da altri e sopratutto in tempi più recenti rispetto ai reali accadimenti, come il Vino appunto: unna menzogna facilmente rivelata da alcune scoperte archeologiche fatte non dai nostri emeriti scienziati, ma da americani e altri studiosi stranieri, oltre che dagli studi di pochi appassionati sardi. Noi personalmente avevamo studiato gli Askos, quei recipienti che gli stessi archeologi definivano “contenitori di Vino per cerimonie religiose”, avevamo notato però che questo contenitore esclusivo dei Sardi del periodo del bronzo e oltre, si trovava spesso in luoghi lontani dalla Sardegna ma i nostri emeriti studiosi ufficiali si guardavano bene però dal dire che in essi gli Shardana trasportavano il prezioso nettare; in pratica per loro si trattava di vino importato in Sardinia in contenitori sardi. Peccato per loro che lo scrivente, studiando un carico di una nave naufragata sulle coste spagnole, si accorse che la prua di questo natante era rivolta verso la spiaggia, ponendo un ragionevole dubbio e ad indicare che la nave stava approdando in Spagna e non stava partendo per la Sardinia. Questo conferma che il vino arrivava in Spagna dalla Sardegna e non viceversa!

QUANDO GLI SHARDANA HANNO FATTO LA LORO COMPARSA SULL’ISOLA, SOPRATTUTTO DA DOVE ARRIVARONO E IN COSA DIFFERIVANO? QUALI CAMBIAMENTI SONO AVVENUTI E COSA HA LASCIATO INALTERATO QUESTO POPOLO RISPETTO A QUANTO GIA’ PREESISTENTE?

L’arrivo dei Popoli del Mare, in tutta Europa e nel Mediterraneo occidentale, portò la civiltà in siti comunque già abitati, ove per civiltà intendiamo insediamento, scrittura, agricoltura, allevamento e arte della navigazione.

Potremmo specificare però di quanto l’impulso che i Popoli del Mare diedero alla Civiltà del Mediterraneo, come in parte abbiamo spiegato precedentemente, precisando che essi giunsero dalla Mesopotamia, culla dell’attuale Civiltà, e arrivarono alla fine del 3° millennio, portando con loro il segreto del bronzo, della porpora, del bisso, delle tecniche di salagione, della propulsione nautica con vele triangolari (come io stesso ho scoperto dalle raffigurazioni in un tempio egizio che rappresenta la battaglia sostenuta dalla loro flotta contro quella del faraone Ramesse II) e tanto altro ancora.

VELE TRINANGOLARI SHARDAN

DALLA PREISTORIA ALL’AVVENTO DEGLI SHARDANA E’ POSSIBILE TRACCIARE UN QUADRO PALEO GATRONOMICO PARTENDO DAGLI UTENSILI, DALL’INGEGNO DISPIEGATO E DAGLI ALIMENTI CONSUMATI DA QUESTE POPOLAZIONI?

Questa è un’altra domanda alla quale preferirei non rispondere se non specificando che i Popoli del Mare erano principalmente composti da navigatori e da pochi agricoltori, seppur avessero fama di essere grandi allevatori.

Vorrei però aprire una polemica su un prodotto che gli Shardana non potevano non conoscere, essendo arrivati seppur millenni orsono proprio dalla Mesopotamia: mi riferisco al formaggio che, al pari del vino, ci hanno trasmesso come prodotto appreso e importato dai Romani. I Popoli del Mare erano, è vero allevatori di mandrie bovine, ma allevavano anche l’animale” regalato dagli Dei” che forniva loro la lana per vestirsi, la carne e il latte, quindi anche il formaggio. Sappiamo che la pecora sarda è diversa da tutte le pecore dell’Europa, ma identica ad esempio a quella siriana.

MA GLI SHARDANA oltre che ABILISSIMI NAVIGATORI furono anche FIERI MERCENARI. QUALI ERANO I PRODOTTI PIU’ RICERCATI NEL MONDO ANTICO E CHE GLI SHARDANA COMMERCIAVANO MAGGIORMENTE? RIUSCIRONO CON LE LORO CONSUETUDINI A MODIFICARE LE ABITUDINI ALIMENTARI DEI LUOGHI IN CUI FECERO APPRODO E DEGLI STATI IN CUI FURONO ASSOLDATI?

Soprattutto parlerei della Porpora, attribuita al solito ai Fenici nell’ VIII sec. a.C.: posso documentare che la porpora è stata menzionata almeno quattrocento anni prima nei testi dell’Esodo e tra i primi a conoscere come ricavarla vi fu un architetto della tribù di Dan, di origini Shardana appunto. Il mese scorso ho fatto un viaggio alle Canarie per approfondire i miei studi sulla Dracaena O Dracena Purpurea, la pianta da cui gli Shardana estraevano il colorante a metà del XVI sec. a.C. secondo uno scritto ugaritico, in luogo del murice comune.

Potrei inoltre citare altri tipi di mercanzie prodotte, esportate o scambiate per la loro rinomanza, ma ne abbiamo già accennato sopra. Ribadisco che un altro possibile monopolio era quello del Vino, si proprio quel prodotto che hanno sempre dato per importato da Romani, cartaginesi, Ebrei, e pur anco Spagnoli. Questo era invece prodotto in Sardinia già dal 1800 a.C.  Come dimostrano le scoperte di Duos Nuraghes a Borore, a Sardara e nel Sinis. C’è anche da citare una grande produzione e commercializzazione di e brocche askoidi, contenitori di vino appunto, ritrovati in tutto il Mediterraneo e attribuiti ai Fenici, pur essendo gli Askos di produzione assolutamente Shardana, già dal 2° Millennio a.C.

Vogliamo menzionare nuovamente il pesce che da loro prese il nome, ancora oggi diffusissimo, identico anche nella pronuncia in tutto il mondo? La sardina, appunto. Gli Shardana scoprirono la conservazione grazie al sale che nell’isola si trovava abbondante. Ancora oggi la sardina conserva il suo nome antico, uguale dalla Norvegia all’Egitto, ai Paesi Arabi e al resto d’Europa…. Il nome dei suoi pescatori, produttori e venditori, sempre lo stesso: Shardana! La conoscenza di tale conservazione a me nota ha fatto pensare che gli Shardan conoscessero già il così detto “Garuum” antenato della colatura di alici ed il viaggio recente alle Canarie mi ha dato al conferma che questo popolo, i Guanches, produceva il condimento tanto amato dai Romani e da Apicio, come è documentato nei testi di Plinio il Vecchio. Ma i Guanches, per la precisione LibuGaramanti, erano anch’essi appartenenti ai Popoli del Mare.

COSA ACCADE INVECE NELLA SARDEGNA FENICIO-PUNICA? COME SONO MUTATE LE TECNICHE DI FABBRICAZIONE DELLA CERAMICA DALLA CIVILTA’ CARDIALE CHE INCIDEVA I BORDI DEI MANUFATTI A QUEST’EPOCA? E’ CAMBIATA LA SOCIETA’? E IL MODO DI STARE A TAVOLA?

Si tratta di uno dei periodi smascherati proprio dai miei ultimi due libri, ove i Fenici (Pellerossa) altri non erano che gli Shardana di ritorno, dopo 400 anni, dall’invasione dell’oriente del 1200 a.C. ma se per Punici intendiamo i Cartaginesi, bisognerebbe considerare che erano alleati degli Shardana già dai tempi della permanenza a Kanaan, quindi i cambiamenti tra una etnia e l’altra sono pura invenzione degli archeologi nostrani e sono molti i colleghi ed amici archeologi in  Israele, ad esempio, che la pensano nella mia stessa maniera.

Quindi nessun mutamento, ma semplice evoluzione, dovuta anche alla permanenza in Medioriente, dopo il 1200 a.C.

Mi sembra giusto citare i miei libri in quanto condensato delle fonti e per onore alla storia. Il primo,LEONARDO MELIS A che rimane sempre il più conosciuto e diffuso anche in altre lingue, è stato “SHARDANA, I POPOLI DEL MARE” (2002) che a oggi conta ben 14 edizioni, oltre alle edizioni in altre lingue, a cui ha avuto seguito un altro libro meno “regionale” e che contestualizza i Popoli del Mare sul piano internazionale: “SHARDANA, I PRINCIPI DI DAN” (2005); a seguire:  “SHARDANA, I CALCOLATORI DEL TEMPO” (2008), “SHARDANA, I CUSTODI DEL TEMPO” (2008), “SHARDANA, LES PEUPLES DE LA MER” (2009, edizione In Lingua francese), “SHARDANA, GENESI DEGLI URIM” (2010) e l’ultimo “SHARDANA, LA BIBBIA DEGLI URIM” (2012) che sta riscuotendo gli stessi consensi e la fortuna del primo libro;  a questi testi si aggiungono gli “Atti del Convegno di Oristano” e altre pubblicazioni meno note.

Per quanto attiene al discorso che facevamo sugli Shardana ed i contenitori di vino e di altre vivande, abbiamo anche detto che tali ceramiche si ritrovano in tutto il mondo allora conosciuto. A Kaanan, dove gli archeologi stanno trovando ancora cumuli di queste ceramiche nell’antico porto biblico della Tribù di Dan ed i resti delle “Navi di Tarsis” ad Akko, la San Giovanni D’Acri dei Templari sussistono dei concreti esempi dell’arte ceramica sarda ma ne troviamo anche in Iberia, Toscana e a Malta, nonostante per i miei amici “archeobuoni” sono trasportate dai soliti Fenici!

DOPO GLI ESITI DELLA PRIMA GUERRA PUNICA I ROMANI OTTENGONO LA SARDEGNA E A POCO A POCO ASSISTIAMO ALLA NASCITA DELLA LINGUA SARDA COSI COME LA CONOSCIAMO OGGI. CONOSCIAMO PERO’ LA TENACIA DEI SARDI E LA LORO FIERA RESISTENZA AI CONQUISTATORI. QUALI MUTAMENTI AVVENGONO DUNQUE A PARTIRE DAL 238 A.C.?

Altra leggenda prodotta dalla nostra storia sbagliata volutamente o no: La Lingua Sarda è precedente a quella Romana, seppur molto simile, essendo quella romana derivata dagli Etruschi, altro Popolo del Mare. Dopo la sconfitta di Amsicora (Amsi – Korra) nel 215 a.C., gli abitanti delle città shardana della costa si rifugiano presso i loro alleati “nuragici” dell’interno e cominciano una guerriglia interminabile, a cui porrà fine solo l’avvento del Cristianesimo. Naturalmente gli Shardana e la loro cultura e civiltà non scomparvero affatto. Cinque secoli più tardi, dall’Interno dell’Isola, uscirono quei popoli che fecero grande la Sardinia Judikale: Le grandi famiglie dei Gunale, Lacon e Serra fecero sentire la loro presenza e potenza in tutta l’Europa medioevale, fin dal VII sec. Li troviamo persino a corte dell’Imperatore del Sacro Romano Impero, amici di Federico II e dei re d’Inghilterra, più tardi. Soprattutto in stretta amicizia con i Cavalieri Templari già dal tempo di Bernardo di Clairvaux, che si compiaceva dell’amicizia del Judike di Torres Gonario, oggi venerato in Francia come Santo.

PENSA CHE INSEGUENDO IDEALMENTE LA SCIA DELLE NAVI SHARDANA SI POSSANO METTERE IN LUCE NUOVI ASPETTI DELL’AMPELOGRAFIA SARDA E DARE MAGGIOR RISALTO IN GENERALE ALLA DIETA MEDITERRANEA? PENSA CI SIANO I PRESUPPOSTI PER UN RISCATTO DELL’IDENTITA’ DELLA CULTURA MEDITERRANEA COSI MINATA DALLA GLOBALIZZAZIONE?  A proposito QUAL E’ IL SUO RAPPORTO CON IL CIBO E IL VINO PROFESSORE?

Quando un Popolo scopre le sue vere radici allora accade quanto voi auspicate… personalmente combatto da 40 anni per questo. Prima anche con la politica attiva in seno a un partito in cui, insieme ad altri tre coraggiosi istituimmo la Bandiera Sarda, di origini templari, oggi ufficializzata da una Legge regionale e riconosciuta, unico caso in Italia, dallo stesso Stato Italiano. Precedentemente abbiamo accennato all’amicizia dei “Judikes” sardi con Bernardo di Clairvaux e i Templari. Il vessillo dei Mori Bendati fu uno stemma Templare già da metà del XII sec. d.C., svettava infatti nelle Armi del primo Gran Maestro dei Templari Hugo de Payns. Oltre che in altre corti europee, non ultimi i Tudor di Inghilterra e in altre decine di famiglie nobili e regnanti.

I QUATTRO MORI

Per quanto attiene il cibo, non è da ignorare che piatti come la pizza e la piadina hanno la stessa origine della “pillunca” sarda, conosciuta anche come “carta da musica”, che abbiamo avuto spesso il piacere di gustare presso amici Bedù, nel deserto occidentale Egiziano, gustando dell’ottima birra egiziana fu per me una scoperta piacevole già durante la prima spedizione in Egitto negli anni ‘80. Fu proprio degustando del loro pane cotto nella cenere a rievocare in me il sapore della nostra pillunca; d’altronde lo stesso famoso kus kus è un’eredità della fregula sarda; senza scordarci della bottarga e dell’arte del formaggio pecorino, non certo romano, importato da millenni grazie alle apprezzatissime proprietà organolettiche del latte di pecora sarda, di origini mesopotamiche e completamente diversa da tutte le specie europee, ma identica per genetica a quelle siriane e anatoliche come già accennavo. Dunque il mio rapporto col cibo, non solo quello Sardo/Shardana, non può essere che ottimo ed è proprio nella continua ricerca della cultura dei Popoli del Mare anche attraverso le similitudini a tavola che ritrovo la mia identità di Mediterraneo e riconosco nelle vicine terre i sapori che i nostri antenati hanno importato ovunque nel mondo allora conosciuto.

QUALI SARANNO LE SUE FUTURE IMPRESE NEL BREVE E NEL LUNGO TERMINE?

Dovrò scrivere un altro libro perché le recenti scoperte, non ultima quella della città sommersa del 7.500 a.C. a Sud della Sardinia, mi impongono di farlo… ed in verità anche i miei lettori premono. La mia ultima scoperta della Città Sommersa a Sud della Sardegna, avvenuta casualmente grazie a una segnalazione di una persona amica della zona e di un Video dimenticato degli anni 1950, mi costringe a cambiare proprio i progetti sul nuovo libro. La mia speranza era infatti di ritrovare un nuraghe sommerso, per poterlo finalmente datare e porre fine alle confusioni sulla loro età. Ma scoprire una città a 15 metri sotto il livello del mare significa accettare il fatto di una esistenza di Civiltà presente nel Mediterraneo non solo precedente alle datazioni trasmesse dall’archeologia ufficiale sin troppo incentrate sull’arrivo dei soliti Fenici ma addirittura indifferenti alle mie datazioni al 2° Millennio a.C.

No, nessuna Atlantide sarda o cose del genere, ma di sicuro un’antica civiltà scomparsa. La mitica Tirrenide, rivale della stessa Atlantide? Vedremo…

LINK CONSIGLIATI:

http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/

http://www.shardana.org/

http://www.second-congress-matriarchal-studies.com/birnbaum.html

 

 

 

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