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Mediterranea | April 25, 2019

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Dea, Madre, Donna: miti ed origini del femminile, (terzo tempo) - Mediterranea

Dea, Madre, Donna: miti ed origini del femminile, (terzo tempo)
Claudio Basile

Per l’ultima parte della nostra narrazione, prendiamo spunto dalle accuse di alcune donne femministe, riguardo l’idea che una certa psicoanalisi (in verità quasi tutta) sia portatrice di un’idea antiquata e reazionaria, di donna , in special modo seguendo il suo creatore, Freud, o, ad esempio, Jacques Lacan (psicoanalista francese, fondatore di una propria scuola di pensiero psicoanalitico) che ha proposto un “ritorno a Freud”, tradottosi poi con un andare anche oltre il padre della psicoanalisi. Ci riferiamo, principalmente alle critiche che sono venute dal pensiero femminista americano ed inglese, nella fattispecie, per gli Usa Betty Friedman, Kate Millet, Shulamith Firestone, per la Gran Bretagna Juliet Mitchell, Germaine Greer e Eva Figes., mentre dalle critiche si discostano le femministe francesi (il cui approccio si basa, principalmente, su un concetto chiave che è quello di écriture féminine, scrittura al femminile, nel senso dicotomico di natura e cultura). Le critiche delle femministe di lingua anglosassone si basano sulla visione di una cultura “fallocentrica”, basata su un ordine simbolico maschile del linguaggio, che poi è divenuta “fallogocentrica”, quando una delle scrittrici più attive, Hélène Cixous, si è allineata con il pensiero di Jacques Derrida (filosofo algerino, naturalizzato francese, deceduto nel 2004, autore del concetto di decostruzione, applicabile alla rivisitazione critica dell’intera storia della filosofia occidentale), in opposizione al pensiero di Lacan. A tale visione, si aggiunge quella di Luce Irigaray (citata sopra), che parla di “writing from the body” (scrittura dal corpo, quello materno), che vuole creare una differenza all’interno del discorso fallocentrico. Le critiche delle femministe verso Freud e Lacan, partono dal ritenere il primo essenzialmente un biologo, ed il secondo un sessista, poiché entrambi enfatizzano il potere delle relazioni legate ad un’egida patriarcale, e la psicoanalisi, un “utensile” (rappresentato, simbolicamente, dal pene/fallo) attrezzato per far convergere tale pensiero in un disegno ideologicamente improntato all’oppressione del femminile.

Ciò, secondo tale corrente di pensiero, è ancora di più evidente nei concetti di “complesso di castrazione” (per i maschi) e di “invidia del pene” (per le femmine), che restituirebbero una visione riduzionista del pensiero e della sessualità femminile. Tutto ciò comporta un “male gaze”, uno sguardo preminentemente maschile al problema dei “gender studies” (studi sul genere sessuale). Ovviamente, tale lettura di Freud e di Lacan sembra, a sua volta, riduzionistica, poiché nell’orizzonte del discorso freudiano, le differenze sessuali non sembrano essere ridotte né ad un dato biologico (pur se Freud, con la sua ironia, aveva risposto ad alcune femministe della sua epoca, al margine di una conferenza, che “L’anatomia è il destino”), né ad un loro costruirsi tramite delle pratiche sociali. Quindi, resta la domanda: se le sessualità maschile e femminile non sono essenzialmente categorie ben distinte, e se l’essere maschile o femminile, non si producono come dei costrutti storicizzati, come si produce una differenza tra i sessi?

In questo senso, per tentare una risposta, abbiamo tenuto conto di ciò che ha scritto Lacan in alcuni dei suoi scritti e nel suo seminario dedicato alla figura della donna, che è “Le seminaire XX- Encore”, Egli definisce il problema della posizione sessuale come un’entrata nel legame sociale del soggetto, soggetto che si definisce come essere parlante, nascente sotto la castrazione data dal linguaggio e dai discorsi. Per Lacan ciò che diviene importante per il soggetto è la limitazione imposta dal linguaggio per tutti gli esseri, nello stesso modo in cui la pulsione di piacere freudiana non raggiunge quasi mai una completa soddisfazione, poiché l’entrata in un sistema di regole chiede un sacrificio al soggetto. Ma qual’è il soggetto, per Lacan? E’ appunto quello che si divide tra la sua identità simbolica ed il corpo che lo sostiene, da cui Lacan definisce il soggetto come “soggetto barrato”, $. Questo si può ottenere, in ogni società, indipendentemente dal fatto che sia matriarcale o patriarcale, grazie a quella che Lacan definisce la “funzione fallica”, che è operativa per entrambi i sessi. Infatti, per Lacan, il soggetto si aliena con l’entrare nel linguaggio, un sistema che dovrà condividere e dividere con l’Altro. La critica del femminismo anglosassone sull’utilizzo del termine “fallo” si può stemperare, parzialmente, pensando al ruolo che tale simbolismo aveva in un cultura come quella greca, dove era alla base di alcune cerimonie iniziatiche, come il Culto di Dioniso, rivolto ad entrambi i sessi. Questo per dire che il discorso sulla sessuazione di Lacan non può essere confinato a specifiche culture; inoltre, sembrerebbe evidente, che la funzione fallica (che è sottesa al discorso della castrazione) si applica, in modi differenti, ad entrambi i sessi, ma non nel senso che la donna perde qualcosa, e l’uomo rischia di perdere qualcosa, e, soprattutto, che nessuno dei due sessi può avere o essere qualsiasi cosa. E, per fugare qualche dubbio, questa dinamica non si esplicita come complementaria, nel senso di un sesso contro l’altro, come alcuni best-sellers “da consumo” hanno proposto negli ultimi anni, tipo “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray, lettura troppo “ecumenica”, sulle differenze di genere. Lacan, inoltre, considera la psicoanalisi come un processo di sessuazione, ed in questo trascina il discorso freudiano un po’ più avanti. Probabilmente, la critica femminista sembra basarsi sul fraintendimento del cosa comporta tale processo. Per l’elaborazione di questo concetto lacaniano, si è scelto di partire dal seminario suddetto, ed in special modo, dal capitolo 7 di questo scritto, “Une lettre d’amour”, dove l’esergo è:

“Coalescenza e scissione di a e S(A)

L’Horsexe

Parlare in pura perdita

La psicanalisi non è una cosmologia.

Il sapere del godimento.”

UOMINI DONNE

Grafica del concetto lacaniano

Grafica del concetto lacaniano

Il capitolo inizia con il seguente schema come lo intende spiegare Lacan. Qui, il soggetto, è da considerarsi neutro, esistendo due tipi di proposizione, una esistenziale (∃) ed una universale (∀), la x rappresenta un’entità, l’a rappresenta l’oggetto piccolo a, il Φ rappresenta la funzione fallica, l’S(A) rappresenta il significante dell’Altro barrato -La- rappresenta “La Donna” che non rientra nel campo delle proposizioni, e $ il Soggetto barrato.

Nella parte alta del grafo, ci sono quattro proposizioni, due esistenziali e due universali. Quella esistenziale maschile (Tx Φx barrato sopra) si potrebbe tradurla come “c’è una entità x che afferma ‘no’ alla funziona fallica”; quella universale (x Φx ) come “tutte le entità x sono soggette alla funzione fallica”; dal lato femminile ci sono due proposizioni in contratto: quella esistenziale femminile (Tx barrato sopra Φx barrato sopra): “non c’è nessuna entità x che afferma ‘no’ alla funzione fallica” e quella universale femminile (Tx barrato sopra Φx barrato sopra):” non tutte le entità x sono soggette alla funzione fallica”. La funzione fallica, rappresentata da Φ sta a significare, simbolicamente, l’interdizione del godimento (jouissance), che è il sacrificio necessario, per uomini e donne, per la loro entrata nell’arco simbolico, per cui la soggettivazione si possa compiere. La variabile x, che appare in entrambi i lati della formula, rende chiaro che non si parla di due sessi definiti, ma di una sola categoria di esseri parlanti, che, in teoria, potrebbero scambiarsi le posizioni. Nella parte contrassegnata “uomini” c’è un tentativo di identificazione con il fallo, che significherebbe un po’ un padrone che si da’ da solo alcuni interdizioni. Ma Lacan ci rassicura che non è così, che è solo un artifizio, anche se sembra provenire da un tempo passato.

La proposizione universale ci dice che tutti gli uomini sono soggetti alla funzione fallica, quindi alla castrazione simbolica. Questa regola è, però, garantita da un’eccezione, rappresentata dalla proposizione esistenziale dal lato “uomini”, che Lacan formula seguendo il paradosso di Bertrand Russell (filosofo e logico gallese), che si esprime nella famosa frase:” In un villaggio c’è un unico barbiere. Il barbiere rade tutti (e soli) gli uomini che non si radono da soli. Il barbiere rade sé stesso?”. Lacan assegna questa eccezione “paradossale” al mitico Padre dell’orda primitiva, descritto da Freud in “Totem e tabù” (1912-1913), che è l’unico a non sacrificare il proprio godimento per entrare nella funzione simbolica; resta quindi un’illusione, che ciò che si lasci fuori dal godimento, possa un giorno, rientrarvi. Dal lato femminile, la donna non si identifica del tutto con la funzione fallica, poiché dice si e no ad essa, mostrando, con la formula, l’assoluta indecidibilità ed impossibilità di rappresentarsi totalmente come donna. Ciò non sta a significare che la donna non possa rientrare nel simbolico, ma che non c’è nessuna possibilità di affermarne universalmente la presenza. Il lato (nel grafo) della donna esiste, ma in maniera non definita come nella parte maschile, tanto da far dire a Lacan:” La donna non esiste”. Esiste un’altra possibilità, rappresentata nella parte bassa del diagramma, ossia che la donna si relazioni alla funzione fallica, ma anche al significante dell’Altro barrato (dove lo / fa parola di una mancanza, quindi di una non certezza della funzione simbolica). La conseguenza di non essere interamente ancorata al simbolico, è di avere la possibilità di un godimento supplementare, non collegato alla funzione fallica ed alla castrazione, un godimento au delà della castrazione, mentre nell’uomo, tale surplus del godimento, si inscrive nell’oggetto a (piccolo).

Questo oggetto è primariamente sentito come una mancanza da tutti i soggetti, conseguenza dell’entrata nel Simbolico, che l’uomo supera concentrando le sue fantasie nella donna. E questo tipo di risoluzione, afferma Lacan, può verificarsi oltre che tra un uomo ed una donna, anche due uomini o tra due donne, indifferentemente. E’, quindi, la funzione fallica, una fase che si può applicare a tutti, dove l’unica eccezione è quella relativa al Padre primitivo. La logica di tale formula di sessuazione ha, come prodotto, una non complementarietà di un sesso verso l’altro; non c’è un disegno che possa portare un soggetto a definire una posizione etero-sessuale. Lacan ritiene, in tale formula, semplicemente di dimostrare come un essere parlante faccia esperienza della sessualità, a livello psichico; non c’entra nulla il sesso biologico, né il problema dell’amore di un uomo per una donna, o quello tra due persone dello stesso genere. Ogni essere inscritto nel linguaggio, di conseguenza, può effettuare una scelta, che potrebbe anche rivelarsi, in seguito, forzata, in contrasto con quello che le dinamiche del suo essere soggetto dell’inconscio, lo avrebbero portato a rappresentare. Per concludere, Lacan ci dice che nell’inconscio non esiste possibilità di significazione per qualcosa che sia “La donna”, lasciando quindi, probabilmente, risultare inefficaci le critiche a lui rivolte dal pensiero femminista di origine anglosassone.

Tre momenti diversi, tre origini diverse, per testimoniare delle origini del femminile, ma, anche, del femminile situato nelle origini, al quale, probabilmente, ci si dovrebbe maggiormente ancorare, lasciando da parte le sistematizzazioni che abbiano come background, la pretesa che un genere possa essere, in qualche modo, di “rango”, superiore ad un altro o avere da giocare le carte migliori, trascendendo il modo proprio di un soggetto, di qualsiasi genere, di essere-nel-mondo.

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