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Mediterranea | December 16, 2018

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Da Cagliari a Reggio Emilia: il progetto musicale di Gabriele Marangoni sbarca alla Cavallerizza Reale per il Festival ITEATRI - Mediterranea

Da Cagliari a Reggio Emilia: il progetto musicale di Gabriele Marangoni sbarca alla Cavallerizza Reale per il Festival ITEATRI
Redazione

Di Anna Maria Monteverdi

Un progetto musicale sperimentale ambizioso quello del fisarmonicista e compositore Gabriele Marangoni, docente di fisarmonica al Conservatorio di Cagliari. 
Un concerto per percussioni, live electronics, due solisti e coro di persone sorde che ha visto coinvolte la prestigiosa struttura musicale Tempo reale di Firenze e l’Ente Nazionale Sordi, sede di Reggio Emilia. Si intitola SILENT. Viaggio al limite della percezione e mai titolo fu più appropriato. Il coro di persone sorde, preparato da Aurora Cogliandro docente del Conservatorio di Cagliari, ha dettato anche il tema del concerto che si è svolto sul filo delle vibrazioni.

Vibrazioni percepite dagli artisti sordi, toccando alcune installazioni originali in forma di tavoli rotondi di legno ideati da Micol Riva e che ricordano come principio, l’installazione “Il tavolo monofonico” di Laurie Anderson del 1977 che permetteva al pubblico di percepire i suoni che si propagavano lungo le ossa delle braccia solo toccando il tavolo. Un concerto oltre l’udibile, dunque una visione ai limiti della percezione. Dalle vibrazioni percepite alla produzione di suoni non convenzionali, accompagnati dalle voci soliste.

Dice il musicista Gabriele Marangoni: L’idea centrale è quella di accedere a una regione estrema della percezione, in cui il suono si fonde con la luce, la vibrazione, il gesto. Ciò è reso possibile da dispositivi tecnologici e scenici in grado di mettere in comunicazione i performer fra loro e col pubblico superando la “barriera” del suono. In scena, così come in platea, sordi e udenti condividono la stessa esperienza musicale, artistica, umana.

Siamo andati a Reggio Emilia il 4 novembre giorno del debutto e in una bella atmosfera di festival, in un teatro sold out, il pubblico abbracciando ciascuno un palloncino bianco, percepiva le stesse vibrazioni (percussioni di Gabriele Genta e live electronics di Damiano Meacci) che percepivano gli artisti sordi che venivano introdotti alla musica dal direttore d’orchestra Dario Garegnani; sotto la regia sonora di Francesco Casciaro eseguivano la partitura semplicemente toccando il tavolo intorno al quale erano disposti. Suoni concreti, sfregamenti di oggetti, battiti di mani e di piedi accompagnavano e intervallavano gli acuti, i vocalizzi e gli armonici vocali di Francesca Della Monica, eccezionale presenza in questo ensemble, soprano di repertorio contemporaneo insieme con David Benini, voce maschile con tecniche estese.

Ecco i nomi degli interpreti: ensemble vocale Maria Chiara Catelli, Aurora Cogliandro, Francesca Fantauzzi, Francesca Galleu, Giuseppe Gallizzi, Alina Kriksciukaite, Caterina Legato, Ornella Legato, Valentina Legato, Christian Mammi, Valeria Versienti. Preparatrice e coordinatrice ensemble sordi Aurora Cogliandro. Interprete Lis Francesca Fantauzzi.

 

Intervista a Gabriele Marangoni:

PUOI RACCONTARE COME E’ NATO IL PROGETTO?

MARANGONISilent è la realizzazione di un’utopia, un concerto in cui il suono non è concepito come momento d’ascolto, ma come vibrazione di cui fare esperienza. Uno studio che vuole essere un’avanguardia che rompe le barriere tra udente e non udente, con un prodotto artistico costruito appositamente per essere fruito indistintamente da chi può utilizzare l’udito e chi non può. Obiettivo della produzione è quello di pensare al pubblico in maniera trasversale con un concetto di musica che non faccia distinzione tra persone udenti, persone sorde o persone audiolese. Un’esperienza dove il suono diviene un potente mezzo per creare una dimensione comunicativa quasi magica e dove l’esperienza di fruizione diviene fisica, poderosa.

QUAL E’ LA PARTICOLARITA’ DI QUESTO CONCERTO?

Una particolarità, che a mio avviso ha la ricchezza di Silent, è che il tutto nasce dalla percezione e dalla possibilità comunicati va di persone sorde.  Per la prima volta non si è voluto cercar di far comprendere il mondo sonoro dei normo udenti a persone non in grado di farlo ma bensì il contrario, ogni suono presente in partitura deriva dallo sviluppo dell’universo sonoro interiore dei sordi, quindi la percezione del respiro, il battito cardiaco, la comunicazione visiva, il rapporto con la percussione del proprio corpo come coi denti e la lingua, e dall’esperienza tattile e fisica del suono, allo stesso tempo concettuale e primordiale.

MUSICALMENTE E TECNOLOGICAMENTE COME LO HAI REALIZZATO?

L’uso di dispostivi tecnologici è alla base di Silent, in primo luogo il contrappunto frequenziale, ossia una linea sonora progettata in partitura e che attraversa l’intera opera fatta da frequenze gravi che “riempiono” con la dimensione fisica delle loro onde sonore il teatro e creano una vibrazione modulante che viene percepita attraverso il corpo, fino oltre l’udibile. Per poter realizzare questo si è fatto uso di un sistema audio di infra woofer posto sotto la platea del teatro che renderà l’intera platea un corpo vibrante producendo onde sonore fino ai 4Hz. Un secondo parametro tecnologico è l’elaborazione in tempo reale dei suoni prodotti dall’ensemble di sordi presenti sul palco, affiancato dai solisti, ogni loro suono, ogni loro respiro verrà moltiplicato, modificato e gestito in real time da un sistema di dispositivi informatici che avrà la funzione di lente di ingrandimento e che restituirà ai sordi la percezione del suono creato sottoforma di vibrazione. Come detto la vibrazione è un elemento di estrema importanza ed infatti sul palcoscenico saranno presenti tre superfici vibranti, appositamente progettate e realizzate, che permetteranno ai performers sordi di percepire e vivere l’intero concerto attraverso un’epsereinza tattile. mentre ogni persona del pubblico avrà a disposizione una sfera d’aria che permetterà di percepire le vibrazioni che si propagheranno nello spazio.

PUOI DIRCI QUALCOSA SULLA PRODUZIONE

Silent è una produzione di Secret Theater Ensemble, una realtà nuova fondata nel 2017 da me e dal direttore d’orchestra Dario Garegnani, in coproduzione con il centro di ricerca musicale Tempo Reale di Firenze e la Fondazione I Teatri / Festival Aperto di Reggio Emilia. Entrambe queste istituzioni sono state fondamentali per la realizzazione di questo utopistico progetto, il Festival e la Fondazione, nella persona di Roberto Fabbi, da subito si sono dimostrate profondamente coinvolte e hanno reso il tutto possibile con una collaborazione forte, concreta ed illuminata. In ugual modo anche Francesco Giomi, direttore di Tempo Reale, ha dato l’appoggio incondizionato al progetto mettendo a disposizione il centro fiorentino con il tutto il suo bagaglio di conoscenza ed esperienza nel campo dell’informatica musicale e dell’elaborazione elettronica ed insieme a  Damiano Meacci e Francesco Casciari   nel corso dell’ultimo abbiamo realizzato l’architettura informatica ed elettronica dell’intera opera.

CHI SONO I COLLABORATORI?

Silent non è solo un’utopia resa reale ma anche una sinergia di collaboratori ed artisti che seguendo la mia follia si sono spinti in regioni nuove, come Micol Riva che è stata responsabile della progettualità installativa e della realizzazione delle superfici vibranti, i solisti in scena, partendo dalle straordinarie capacità vocali di Francesca Della Monica e David Benini e alla grande sensibilità musicale del percussionista Gabriele Genta.

Sul palco, insieme ai sordi, ci sarà anche Aurora Cogliandro, docente del Conservatorio di Cagliari, che ha messo a disposizione del progetto le sue competenze e la sua esperienza nel lavorare all’educazione sonora dei sordi e che sarà per loro un punto di riferimento e di unione con il direttore Dario Garegnani, come anche nel caso di Francesca Fantauzzi, performer Lis, che ha lavorato con noi sia come interprete Lis che come  vera propria performer, insomma, una produzione importante e resa possibile anche grazie ad un team di lavoro d’eccezione, sia dal punto di vita artistico sia da quello organizzativo come Giulia Soravia che ha lavorato insieme a me in tutta la fase di produzione.

Per concludere non saprei come definire esattamente Silent, se non come una dimensione totalmente inedita, dove tramite il suono, la vibrazione, la comunicazione visiva ed emotiva ho cercato di creare un paesaggio vivibile, un universo dove ogni singola persona inserita è legata all’altra da un vincolo estremamente intimo, quasi invisibile ma di una potenza deflagrante.

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