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Mediterranea | December 17, 2018

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Copeam, l'avventura della TV del Mediterraneo - Mediterranea

Copeam, l’avventura della TV del Mediterraneo
Gianmarco Murru

Intervista al Segretario Generale Pier Luigi Malesani (a destra nella foto, con la Presidente della RAI Anna Maria Tarantola)

L’area mediterranea con il suo enorme, potenziale, bacino d’utenza, è da più di vent’anni un obiettivo importante per la RAI. Un territorio appetibile anche per altre aziende di comunicazione e informazione.
Negli anni ’90 del secolo scorso comincia l’avventura mediterranea per la RAI. Prima con RAI Med, nata all’interno del canale RAI News, coordinata dal Segretariato per la cooperazione multimediale tra i paesi del Mediterraneo, chiusa per troppi costi e probabilmente per pochi ascolti nel 2012. L’idea era quella di creare un ponte tra la sponda sud e quella europea, un ponte fatto anche di settimanali di grande valore come “Mediterraneo” (prodotto dalla sede RAI di Palermo fortunatamente ancora in attività), della diffusione di notiziari poi tradotti in arabo per conquistare una fetta di pubblico molto interessante. Il problema, probabilmente, era l’approccio alla conoscenza della zona mediterranea: prima di poter conquistare un pubblico bisogna conoscerlo.

Nei paesi occidentali è un meccanismo abbastanza collaudato, siamo nell’era del gusto globale. Una serie tv americana è quasi scontato possa piacere ad un pubblico italiano o inglese. Non necessariamente un programma, un documentario italiano o spagnolo può piacere, commercialmente parlando, ad un pubblico magrebino o mediorientale. Il discorso è molto complesso, soprattutto se si tratta di contenuti di alta qualità come le reti tematiche, i canali dedicati ai documentari o ai reportage.
Perché un contenuto sia compreso, e non solo condiviso, c’è bisogno di molto più lavoro da parte dei produttori. La condivisione oggi è diventata molto più semplice, attraverso le nuove tecnologie si possono produrre contenuti con facilità, molto più difficile è creare condivisione di significati. Questa premessa per presentare il gruppo di lavoro che investe molto nella conoscenza, che ha capito che per cooperare bisogna conoscere “l’altro da se”. Per parlare del mondo che circonda e che unisce TV e Mediterraneo abbiamo pensato alla realtà più importante in questo settore.

COPEAM

COPEAM

Copeam è un progetto che nasce negli anni ’90 del secolo scorso, una realtà che ha il coraggio di sperimentare nuove strade, cercando di costruire un futuro che avvicini le sponde del Mare nostrum. La Copeam fa un lavoro di altissima qualità in tanti campi, dalla formazione alla creazione di occasioni di dialogo, alla vera e propria realizzazione di progetti comuni.
Mediterraneaonline evidenzia, attraverso la sezione news, le attività di Copeam da diversi anni. A questo proposito abbiamo seguito i lavori dell’incontro annuale che nel 2013 si è tenuto a Cagliari. Un evento molto importante per capire come si sta sviluppando la cooperazione tra le aziende radio televisive di tutto il Mediterraneo e per capire come si evolve la situazione socio politica nella sponda sud post rivoluzione.

Abbiamo intervistato il Segretario Generale Pier Luigi Malesani, che ha risposto con grande gentilezza alle nostre domande.

Ci può spiegare cos’è la Copeam e quali sono le sue attività principali?

Copeam è l’acronimo di Conferenza permanente dell’audiovisivo del Mediterraneo.
Un’associazione che riunisce gli operatori della cultura e dell’audiovisivo nei paesi del Mediterraneo, nata nel 1994 dietro la spinta fondamentale delle grandi televisioni pubbliche euromediterranee, in particolare dalla RAI. Il progetto di cooperazione mette in contatto tante realtà diverse. E’ un forum permanente di dialogo e di cooperazione, in grado di avvicinare non solo le sponde del Mediterraneo, ma anche i diversi attori del settore culturale e audiovisivo euro-mediterraneo: emittenti radiofoniche e televisive, associazioni professionali, istituzioni intergovernative, agenzie internazionali e le associazioni non governative, istituti culturali e di ricerca, produttori indipendenti, le università, le istituzioni locali.

La Copeam ha uno spettro d’azione molto ampio, leggo sul vostro portale che le attività si dividono in tre momenti principali: Formazione, Dialogo e Prodotti.

Si, in realtà la divisione fra tutte le attività non sono così nette. Abbiamo diversi progetti che includono la formazione attraverso il dialogo, solo per fare un esempio.

La formazione mi è sembrata un’idea molto bella, permettere la creazione di nuove professionalità anche nei paesi della sponda sud. Cito dal vostro portale “con l’università Copeam l’obiettivo principale è quello di fornire un’occasione unica ai giovani professionisti audio-visivi provenienti da COPEAM e membri emittente dell’Asbu per lo scambio di esperienze professionali e umane”.

Si, non si tratta però solo di uno scambio di competenze tecniche, non è questo lo scopo dell’incontro. L’obiettivo è quello di far incontrare diverse culture, modi di lavorare, competenze e sensibilità. Collaborare con un operatore o giornalista magrebino a volte pone dei quesiti difficili, la scena di una piazza affollata ad esempio è diversa da quella che si girerebbe in Europa, magari solo perché si intravede una coppia che si stringe la mano.
Sono esperienze di grande importanza, che producono contenuti che arricchiscono l’offerta culturale di Copeam, come delle altre televisioni che hanno partecipato. Più che formazione in senso stretto si può parlare di esperienze formative e creative.

Il fermento intorno all’area euro-mediterranea è alto, e si prospetta che si sviluppi ancora nel futuro anche grazie alle aperture post rivoluzione. Com’è cambiato il rapporto tra la Copeam e i paesi come la Tunisia o l’Egitto?

Con la Tunisia c’è sicuramente una maggiore facilità di dialogo, tanto che la prossima conferenza annuale della Copeam si terrà dal 10 al 13 aprile 2014, proprio a Tunisi dal titolo Mediterranean: reshaping cooperation, dove si affronteranno i temi: “Reinventing a common future”, “The place of youth”, “The contribution of the Media”.
Continua senza interruzione un rapporto pluriennale con la televisione algerina, con quella marocchina e con il consorzio di televisioni arabe ASBU (Arab States Broadcasting Union) con cui è stato siglato un accordo a dicembre 2013, durante un incontro con rappresentanti della maggior parte delle aziende televisive pubbliche che si affacciano sul Mediterraneo, così come le associazioni professionali di radiodiffusione, per lo sviluppo della cooperazione multilaterale tra TV pubbliche del Mediterraneo, come la co-produzione, attività di formazione, cooperazione tecnica e stimolando vari scambi televisivi.

Quali sono le difficoltà nella costruzione di una Tv del Mediterraneo?

La lingua è sicuramente uno dei problemi principali, ma si possono vedere i film, documentari o inchieste in lingua originale con i sottotitoli. In alternativa produrre direttamente in lingua inglese o francese.
Poi ci sono gli aspetti culturali, non meno importanti come abbiamo già sottolineato. I seminari, gli workshop i periodi di formazione, servono a creare un clima ideale di cooperazione.

Vuole segnalare a proposito qualche progetto in cui siete impegnati?

Sicuramente un corso di formazione di una settimana, a maggio 2014, in collaborazione con l’Università di Malta, in cui si formeranno giornalisti sulla descrizione e racconto degli eventi culturali.
Nel marzo 2014 è in programma un corso per giornalisti libici, organizzato dall’Università La sapienza di Roma, RAI e Copeam in cui si discuterà su come organizzare una tribuna politica.
Importantissimi i progetti di coproduzione come Inter-rives, giunto alla terza edizione, dove diversi operatori si confrontano in workshop formativi con lo scopo di produrre documentari, i quali saranno trasmessi nelle tv pubbliche dei paesi partecipanti. Nella terza edizione, dedicata alla “primavera delle nuove generazioni”, si sono prodotti 7 documentari di 13 minuti che verranno trasmessi da: EPTV (Algeria), ERTU (Egitto), RAI (Italia), RTVE (Spagna), SNRT (Marocco) e dalla Télévision Tunisienne (Tunisia).
La prossima edizione di Inter-rives sarà dedicata allo sport, sulle possibilità di scambio culturale che lo sport permette. Un documentario della tv Svizzera su un giocatore di calcio albanese che poi giocherà in Italia, ci sarà poi la storia di un alpinista libanese, e tante altre storie che raccontano le diverse culture attraverso lo sport.

Il futuro sarà sempre più guidato dalla rete, dove anche la TV troverà il suo spazio principale. Si cercano nuove forme di produzione e di visualizzazione dei contenuti, che si potranno vedere anche sui tablet o sui telefoni. La Copeam sta investendo in questo settore?

Certo, la webtv è ormai una realtà da tenere in considerazione. La piattaforma Terramed, finanziata in parte dalla comunità europea, ospita centinaia di ore di documentari donati dalle TV per poter essere fruiti universalmente. Tutti i documentari sono in lingua originale, con la scelta di sottotitoli in inglese, francese e arabo.
Un altro importante progetto sul web è l’archivio multimediale Medmem. Non una semplice raccolta di video, documentari o testi di autori di tutto il bacino del Mediterraneo, questo portale permette al visitatore di compiere un’esperienza personale di conoscenza, tracciando un percorso nella enorme ricchezza della cultura mediterranea.
Un altro progetto a cui teniamo particolarmente, appena concluso è Joussour (ponti). Una coproduzione euro-mediterranea dedicata all’ambiente (progetto finanziato dalla Commissione Europea – ENPI CBC Bacino del Mediterraneo). Joussur è un’azione innovativa nel segno del multiculturalismo e di scambio, destinati principalmente alla realizzazione di 12 documentari sulle migliori pratiche in materia di ambiente nelle regioni transfrontaliere del bacino del Mediterraneo.

Conferenza Copeam a Cagliari

Conferenza Copeam a Cagliari

Il multiculturalismo si può apprezzare anche nella radio, nel programma Mediterradio che unisce le isole di Sardegna, Sicilia e Corsica, dal 2012 entrato a far parte del palinsesto di radio RAI.

Si assolutamente, è un progetto molto valido che aprirà anche alla collaborazione con la Radio pubblica di Malta nel 2014. Un progetto che usa questo mezzo di comunicazione antico, ma rinato con grande vigore in questi ultimi anni, è quello che unisce Croazia, Romania, Francia e Algeria per la pulizia delle coste, una collaborazione aiutata dalla Copeam. Un altro grande progetto che usa la radio come mezzo di comunicazione è quello che riguarda la scoperta dei parchi marini di tutto il Mediterraneo. Parchi Marini del Mediterraneo, un progetto ambizioso e prezioso per riscoprire le bellezze naturali di questo grande mare.

Il Mediterraneo diventa sempre più un campo di interesse per l’Europa, dal trattato di Barcellona in poi, si susseguono i tentativi di creare un avvicinamento tra le due sponde. I vari accordi commerciali bilaterali o tra diversi enti, si moltiplicano. Il tentativo, mai andato in porto, dell’Unione per il Mediterraneo è uno dei progetti politici più ambiziosi. Un altro progetto, che però continua ad esistere, è l’Unione delle Università del Mediterraneo. Continui tentativi di lanciare un ponte tra le sponde.

L’area mediterranea è certamente di grande interesse, e non solo per la parte europea. Noi siamo coinvolti a recuperare quella identità che ha formato i valori, le tradizioni, le arti e le culture che hanno fondato l’idea stessa di convivenza euro mediterranea. L’idea che portiamo avanti da molti anni è quella di una cooperazione che superi i reciproci pregiudizi. Le difficoltà si possono superare solo se tutti sono disposti a rinunciare all’idea di predominio e di superiorità nei confronti dell’altro. Ci sono ricchezze immense che aspettano di essere conosciute, ci sono gli spazi per un dialogo permanente che produca risultati condivisibili. Coproduzioni, interscambi professionali e culturali che permettano di creare uno spazio libero di comunicazione. La nostra ambizione è anche quella di far dialogare tra loro, attraverso i media, le stesse società della sponda sud. Una crescita non soltanto nord-sud, ma sud-sud.

E noi di mediterranea ce lo auguriamo, e cerchiamo nel nostro piccolo di portare avanti gli stessi valori.

 

 

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