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Mediterranea | December 17, 2018

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Che cosa fa ridere gli arabi oggi? - Mediterranea

Che cosa fa ridere gli arabi oggi?
Meriem Dhouib

Non tutti gli arabi sono mussulmani e non tutti i mussulmani sono arabi. Partendo da questa frase si potrebbe dire che il mondo arabo mussulmano sia unito da una lingua e da una fede ma questo non significa che sia unito da una stessa identità e da una medesima comicità.

In questi ultimi anni il mondo arabo è stato rappresentato come secoli fa con la scimitarra, sanguinario violento e troppo serio. L’arabo, già dall’epoca dei califfi, era legato al gioco delle parole e non ha mai smesso di deridere i propri difetti e la propria quotidianità. Tuttavia uno degli aspetti della comicità da sviluppare riguarda i giochi comici, le icone e soprattutto i ruoli e le immagini trasmesse da ogni paese arabo, una lingua unica, ma un retaggio socio-culturale diverso. Si parlerebbe in questo caso di aree geografiche una del mascrek (Medio Oriente) e una del maghreb (Nord Africa), dentro le quali esistono delle micro-realtà. Infatti, se nelle barzellette tunisine il libico equivale al belga per i francesi, il tunisino per il Marocco equivale al carabiniere nelle barzellette italiane.

Nella facezia araba gli accenti sono evidenziati quando si oppongono: il cittadino al badawi ‘il contadino’, il colto al jahel ‘l’ignorante’… Ecco come Joha rappresenti l’emblema della comicità letteraria universale araba, accanto a Il libro degli avari di al-Jahiz (IX secolo) e altri autori ancora. Che cosa fa ridere gli arabi oggi? Esiste uno zelig del mondo arabo? Chi sono i protagonisti dello humor contemporaneo? Potremmo parlare di Adel Al Imam, di Zaki e di tanti altri; che fanno ridere tutti gli arabi, anche se Lamin ennahdi, oppure Lotfi Abdelli o ancora Wajiha Djendoubi….. , sono tunisini, si esprimono nel loro dialetto, imponendo una difficile comprensione per un iracheno oppure un egiziano. Si cercherà quindi di individuare che cosa unisce la comicità araba e dove sono i suoi confini? Tra tematiche, argomenti, emblemi, storie e culture. Potremo iniziare dicendo che se l’egiziano è il modello universale della risata, del divertimento, della canzone, del cinema o meglio dell’arte in senso più largo. Tutti gli arabi guardano i canali egiziani e capiscono le loro sfumature linguistiche, si ironizza sulla questione palestinese, sugli americani, su certe posizioni politiche e a volte anche sulle fatwe (interpretazione delle autorità religiose in merito all’applicazione della legge, coranica o dalla Sunna) imposte dai religiosi più autorevoli alle donne. Poi ci sono i film comici con attori che piacciono per la loro comicità direi all’italiana sul genere Cine-panettone. Si ride tanto delle libanesi che sono famose per il ricorso alla chirurgia estetica.

Rimangono compresi solo dai maghrebini e dalla loro duplice identità franco-araba, gli schetch di Djamel Debouzz oppure di Gad El Maleh che si esprimono non solo in francese, ma trattano tematiche care ai nord africani attinenti all’immigrazione: le riforme, il razzismo, il problema dei visti e la recente chiusura dell’Europa verso il flusso migratorio.

Eccone una perla “Un ragazzino arabo viene interrogato a scuola dalla maestra: ‘Come ti chiami?’ Risponde: ‘Ahmed ben Nour!’ L’insegnate ribatte: ‘Non è possibile vivere in Francia con un nome simile, d’ora in poi sarai Amedeo Benoist!’ Tornato a casa, quando la mamma lo chiama, non le risponde e infine dichiara: ‘Non mi chiamo più Ahmed, ma Amedeo Benoist. Son diventato francese!’ La madre lo rimprovera aspramente e il padre addirittura lo picchia. Tornato a scuola malconcio, si sente chiedere dalla maestra cosa gli sia successo. Risponde: ‘Ero francese solo da un paio d’ore e due arabi mi hanno aggredito!’

Per concludere contrariamente a quello che si pensa in tutto il mondo arabo si scherza molto sulla religione eccone una: “Un giorno un padre si presenta all’Ufficio Anagrafe per registrare il figlio appena nato, ma non ha ancora deciso il nome da dare al bimbo. Il funzionario gli ricorda il suo dovere di buon musulmano: “Perché non gli dai un nome che finisce per “Din” (= religione), come Nur ed-Din, ‘Ezz ed-Din, Badr ed-Din? Incoraggiato dalle proposte, il padre ha già scelto: ‘Ecco! ho trovato! Lo chiamerò James Dean’”.

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