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Mediterranea | November 19, 2018

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Censura? Io censurerei… - Mediterranea

Censura? Io censurerei…
Redazione

di Claudia Santa Cruz

In molti casi la censura è paragonabile ad un freno a mano tirato da altri, il quale non fa scorrere il mezzo liberamente e ne limita la corsa.
Ma anche ad un calamaio perennemente in bilico su ciò che scrivi, soprattutto se esci dalle righe di chi la pensa in modo diverso dal tuo.

L’unica cosa che non si può ancora censurare sono i pensieri, ancora possono scorrere liberi e senza ostacoli anche se spesso si avvertono venti e forze che cercano di condizionarli pesantemente.

Nella cultura mediterranea la censura ha fatto sentire il suo peso sulla vita quotidiana di relazione, o sull’arte: gli spettacoli e le pubblicazioni cartacee, con divieti e tagli con particolare riferimento alla sfera sessuale o ad idee non condivise dal “senso comune”.

Poiché il discorso sulla censura potrebbe diventare ingestibile e molto vasto, voglio limitarlo ad solo ad alcune situazioni che riguardano gli adolescenti.

Sono favorevole che si applichi una censura per la tutela della privacy di ogni persona, ad iniziare dai più giovani. Tra le priorità innovative censurerei in modo categorico l’esposizione dei quadri scolastici alla fine dell’anno con tanto di nomi, cognomi, voti e risultato finale che tappezzano i corridoi di tutte le scuole italiane. Non ritengo sia una scelta giusta e anzi, attraverso le pagine di mediterraneaonline.eu, proporrei una censura, un taglio netto radicale di questa usanza non solo perché a parer mio non c’è minima traccia di privacy in un’esposizione del genere, ma perché non ne intravedo la reale utilità. Mi pare sia foriera di ansie evitabili e comunque poco costruttive tra i giovani.

A seguito di tale esposizione, spesso, si formano gruppi preferibilmente tra “ragazzi modello ” con l’esclusione di “ragazzi disagiati”e meno studiosi. I ragazzi che per vari motivi hanno terminato l’anno scolastico con scarso successo potrebbero essere sottoposti a pubblico ludibrio e questo non mi pare corretto. Tra l’altro manca l’approfondimento, da parte della nostra società, delle cause che portano un giovane alla negligenza e all’abbandono scolastico. Penso che i risultati finali dovrebbero essere consegnati personalmente alle famiglie dei giovani studenti e che ragazzi meno studiosi andrebbero preferibilmente “supportati” psicologicamente invece che “sopportati “ dal contesto scolastico e dai compagni più diligenti.

Le cause dello scarso impegno e della minima concentrazione sui libri, spesso cela disagi morali o psichici, che, se individuati da esperti, capiti e curati per tempo, potrebbero migliorare la vita futura e relazionale dei giovani con un rientro di benessere per tutta la società.Nelle scuole di ogni ordine e grado dovrebbe essere assolutamente potenziata la presenza di psicologi e psichiatri a disposizione della crescita dei giovani: quella psicologica e comportamentale, altrettanto importante che quella nozionistica.

Non bastano solo le nozioni a formare l’individuo e preparalo ad affrontare e soprattutto risolvere le difficoltà. Se uno studente non riesce ad ottenere i risultati sperati per disagi personali, non ritengo sia utile potenziare il suo stress con l’esposizione in pubblico dei suoi risultati. In molti casi, pur se estremi, sono stati registrati anche casi di suicidio a fine anno scolastico. Penso che con una maggiore attenzione verso questo delicato problema, abolendo l’esposizione dei quadri, in futuro si potrebbe arginare questo grave disagio. Sarebbe importante coinvolgere il cosiddetto, genericamente e spesso superficialmente, “svogliato”, o ancor peggio “asino”, e aiutarlo ad trovare fiducia in se stesso. Oggi i mezzi ci sono, e il malato non è il solo colpevole.

Sono favorevole alla censura di tutte le forme di violenza gratuita scritta o filmata, che impedisca a bambini e adolescenti una crescita psicofisica serena, graduale e adeguata. Una limitazionedella visione di scene violente , che rispetti e tuteli anche le persone deboli, con problemi mentali e comportamentali, le persone che hanno perso i parametri di riferimento socio-affettivo e culturale.

Mi piacerebbe che vengano usate norme che rispettino un normale senso civico, e che censurino un eccessivo permissivismo che considera tutto lecito, pertanto un’adeguata censura sul linguaggio scurrile non penso creerebbe danni. Mi riferisco alle norme del galateo che dovrebbero essere divulgate maggiormente e porterebbero sicuramente molti vantaggi nelle relazioni tra i popoli. Invece si sta ribaltando un paradigma: l’educazione e il buon vivere fatto di regole che censurano comportamenti atipici, fastidiosi e poco rispettosi del prossimo rappresentano oggi un peso che molti genitori ed educatori sembrano volersi scrollare di dosso.

L’avvio deve essere dato in primis dalla famiglia che invece oggi, tra una fretta e l’altra, demanda alla scuola anche questo ruolo. Ruolo faticosissimo e delicato tra l’altro, sempre più spesso, senza alcuna forma di riconoscenza e sostegno da parte dei genitori “richiedenti”. Oggi i genitori sono più propensi a giustificare i comportamenti sbagliati dei propri figli, segnalati dai docenti, che non a correggerli.

Osserviamo bambini che dicono parolacce spropositate all’età e ragazzi che le dicono spropositate rispetto alle motivazioni, che non rispettano gli anziani, che non cedono il posto sui mezzi di trasporto pubblico a malati, anziani o donne in attesa di un bimbo, bambini lasciati in balia di teleschermi o di computer. Penso che probabilmente non guasterebbe una maggiore attenzione e censura sulla programmazione delle fasce orarie in tv e che ci fosse più consapevolezza da parte di genitori ed educatori ad indirizzarli, nel tempo libero, a fare giochi e passatempi. Forse i bambini giocano meno e senza fantasia creativa? È passato di moda il gioco del nascondino? Sarebbe un peccato perché era facile ed anche economico!

Osserviamo con preoccupazione che tra i giovani va diffondendosi l’uso di alcool e droghe fin da età adolescenziali. Ci domandiamo il vero perché?
Invece in questo caso probabilmente, solo censure e divieti non sono sufficienti, mentre sarebbe auspicabile una maggiore e capillare informazione con diffusione di dati, scientificamente provati, sugli effetti collaterali dall’uso di tali sostanze tale da creare fin dall’età adolescenziale, consapevolezza e senso di autodeterminazione prima di eventuali assunzioni.

Senza tema di ripetermi sono favorevole ad una giusta censura utilizzata e finalizzata per scopi elevati quali favorire una graduale crescita psicologica dei minori e il miglioramento interpersonale e relazionale tra uomini di ogni religione e razza.

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