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Mediterranea | November 17, 2018

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Capossela e la Grecia all'arena Sant'Elia di Cagliari - Mediterranea

Capossela e la Grecia all’arena Sant’Elia di Cagliari
Gianmarco Murru

Cagliari (ITALIA)

 

Il concerto cagliaritano di Vinicio Capossela all’Arena Lungomare S. Elia, spettacolo organizzato da Sardegna Concerti, è stato un successo. Nonostante il luogo non sia per niente bello, la vicinanza del mare che si respira anche dentro le canzoni, lo hanno reso speciale per una notte. Notte ricca di musica, racconti e poesia. Concerto programmato all’interno del tour per teatri “Rebetiko Gymnastas – Esercizi allo scoperto”, dall’omonimo disco (Rebetiko Gymnastas), uscito a giugno in Italia. Il consistente numero di appassionati arrivati a Cagliari da tutta l’isola per l’unica tappa sarda, ha dimostrato che l’artista italo tedesco, di matrice mediterranea, sa ancora conquistare la platea. Seppur con qualche voce critica sui social network, (sarebbe curioso trovare tutti d’accordo), lo spettacolo ha funzionato a meraviglia.

La meraviglia del racconto, del viaggio e del ritorno: la tradizione musicale del Rebetiko. Questa musica abbraccia la Grecia come il Fado in Portogallo. Vinicio Capossela dedica il suo ultimo disco a questa grande nazione, a cui tutta la cultura occidentale deve qualcosa. Il disco e il relativo tour, Rebetiko gymnastas, è una raccolta dei suoi grandi successi reinterpretati in Rebetiko. Un particolare genere musicale che veniva utilizzata in terra greca, precisamente a Salonicco, all’inizio del secolo scorso. In un momento di grande incertezza sul futuro geopolitico della Grecia Capossela abbraccia questo popolo, assapora e diffonde tutto ciò che rappresenta la sua musica tradizionale, la musica da strada. Le origini dell’addio, della partenza, della crisi e dell’emigrazione, racconti di ribellione e di scoperta dell’anima. Un omaggio alla Grecia e alla sua eccezionale e misconosciuta musica urbana.

Così Capossela descrive la musica greca. “Il rebetiko è anche musica dell’assenza. Assenza di chi resta, di chi non è partito, di chi subisce la partenza altrui, o assenza della nostra parte che non se n’è andata. Il rebetiko è dunque legato ai porti, alle stazioni e più in generale ai luoghi dell’addio. E’ musica di ferita e cicatrice, che ci fa patire per tutto ciò che sta dall’altra parte della vita, per quello che avremmo potuto essere, per il bersaglio che abbiamo mancato. E allo stesso tempo è musica di chi non si sottrae a questo dolore, ma lo sopporta con una disciplina paragonabile a quella del ginnasta. Necessita di esercizio e integrità, applicazione, forza e virtuosismo. Come un esercizio agli anelli. Queste di “Rebetiko Gymnastas” sono prove ginniche che riguardano alcune vecchie canzoni, ripassate con l’esercizio di un modo di vivere e di suonare. Musicalmente sono spezie forti, che vengono da oriente, ma che sanno anche rimanere ferme al loro posto. Sono pezzi e temi già noti che rivestono la tuta ginnica e tornano a sedersi”. In queste parole si intravede molta parte della cultura mediterranea, fatta di mille sfaccettature, un “pluriverso” di incontri e mescolanze, innovazione e conservazione. Infinite storie che si intrecciano, creando in questa piccola zona del mondo la culla dell’occidente.

Le chitarre greche e le canzoni del cantautore italiano, sembrano essere nate insieme. Il matrimonio è perfetto: melodie e ritmo, danza e immaginazione corrono lungo le venticinque canzoni scelte per la serata.

Le canzoni non seguono una linea cronologica , ma evidentemente il filo rosso del ricordo e del futuro. Da “Abbandanato” a “Gimnastica”, da “Chiavicone” a “Maraja”. Per poi parlare del “Rebetico”, incantare la platea “Con una rosa” e lasciarsi convincere dalle parole di “Non è l’amore che va via” o “Signora Luna”. Le visioni stralunate di “Karelias” e la danza mascherata di “Brucia Troia”, dove l’artista sfida il caldo soffocante vestendosi di pelle di capra e coprendosi il volto con la maschera pagana del carnevale sardo. Sardegna che Capossela ama con libertà, si abbandona naturalmente ai ritmi vitali della tradizione isolana. Poesia… su musica di “chi di notte cavalca”, un poema dedicato alla Sardegna, emoziona per le sue suggestioni, non per l’arte oratoria. Capossela ancora oggi rimane impacciato e timido nel declamare poesie, evidentemente nel suo sangue non scorre l’arte della recitazione. Capossela è un animale da palcoscenico, un compositore ed esecutore eccellente, un’artista che si da completamente con generosità. Si passa poi alle danze con “Il ballo di San Vito” e “Gambale Twist”, omaggio agli anni giovanili di Benito Urgu. Si canta l’amore in tante canzoni, tra le più belle “Scivola vai via”, “Che cos’è l’amor” e “Ultimo amore”.

E’ stato un live speciale come l’intero album, accompagnato dai musicisti con cui ha inciso il disco. Una formazione eccezionale. Vinicio Capossela alla voce, chitarre e pianoforte, Alessandro Stefana chitarre, steel guitar e bouzouki, Glauco Zuppiroli al contrabbasso; Vincenzo Vasi, theremin, campionatore, voce; Manolis Pappos, bouzouki; Ntinos Hatziiordanou, accordeon; Vassilis Massalas, baglamas e Socratis Ganiaris alle percussioni.

 

 

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