Manifestazione a Cagliari per la Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno
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Cagliari (ITALIA)

E’ stata la prima manifestazione pubblica quella che giovedì 7 Ottobre si è svolta a Cagliari in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno, in Italia promossa dal Movimento per l’allattamento materno italiano e, a livello internazionale, dall’Unicef e dalla World Alliance for Breastfeeding Action.
Donne, mamme, papà, giovani e bambini, insieme ad alcune associazioni e rappresentanti politici operanti nel territorio sardo, hanno fatto sentire la propria voce ricordando che l’allattamento al seno è una pratica naturale e come tale deve essere tutelata prima di tutto contro i tabù e i pregiudizi e dalla scarsa attenzione che le strutture sanitarie ospedaliere cittadine riservano alle neomamme. Con forza e determinazione le organizzatrici hanno ribadito che allattare al seno pubblicamente non è proibito ancora da nessuna legge italiana e che le neomamme hanno il diritto e il dovere di nutrire dovunque il proprio bambino con il suo alimento naturale: il latte di mamma.

L’evento è stato promosso e sostenuto dalla grintosa e determinata Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Capoterra, Roberta Marcis, da me medesima Veronica Matta, autrice di “Il latte di mamma, latti de pettus e de titta”; la cultura dell’allattamento nella Sardegna tradizionale”, dalla Presidente dell’Associazione “Socialismo Diritti e Riforme” Maria Grazia Caligaris e dalla Psicanalista Vittoria Baire (già Assessore ai Trasporti della Provincia di Cagliari). Alle h 16.30 in piazza Yenne le promotrici hanno dato informazioni con indosso una maglietta bianca, scelta come simbolo sia della purezza contro la violenza alle donne a cui viene proibito di essere mamme sempre, comunque e dovunque, sia del bianco del latte materno. Insieme in piazza per cercare di discutere sulle cause che attualmente impediscono al neonato di poter ricevere la sua alimentazione naturale; insieme per capire quale tipo di assistenza e attenzione ci sia per l’allattamento naturale dall’ospedalizzazione alle dimissioni della neomamma; insieme per dire no, al pregiudizio che porta al divieto, non giustificato, di poter allattare pubblicamente in ogni luogo; insieme per difendere l’allattamento al seno che da manifestazione naturale amorevole e positiva è passata ad essere additata come atto osceno scandaloso, da nascondere.

Leggiamo brevemente i preziosi contributi che le promotrici dell’iniziativa hanno rilasciato per Mediterraneaonline in occasione della manifestazione pubblica.

Roberta Marcis, Presidente della Commissione delle Pari Opportunità del Comune di Capoterra.

“E se per forza maggior la madre non poteva allattare e il latte materno veniva a mancare in modo irreparabile si trovava di solito una vicina che ne assumeva le veci. Non si rassegnavano per niente, né di fronte alla miseria più nera né alle più dure ed estreme condizioni in cui dovevano vivere. Tutt’altro era proprio in quei momenti, cosi tragici e drammatici, che i rapporti comunitari si facevano più forti; le donne in particolare modo si davano un grande aiuto, si trattavano come sorelle, come eguali, mettendo il latte delle madri a disposizione di chi ne aveva bisogno; insieme ascoltavano i consigli delle più anziane, delle loro madri e nonne, cercando i rimedi più disparati pur di non perdere il loro latte, quindi, pur di non far morire la loro creatura”.

Questo è il brano, estratto dal “Il latte di mamma” con cui la Presidentessa ha aperto il dibattito in piazza Yenne, invitando i partecipanti a riflettere su alcune questioni: “Perché non si allatta più? Perché le donne non vogliono più allattare i propri figli? Domande che il mondo animale di certo non si pone, ogni specie animale sa come, quando e quanto allattare la propria prole senza insegnamenti! Manifestare per l’allattamento materno è necessario per ribadire che l’allattamento al seno è una pratica che le istituzioni e le Asl dovrebbero tutelare; manifestare è importante perché le donne sappiano che non esiste nessuna legge che vieti loro di allattare pubblicamente al seno i propri bambini; manifestare insieme perché tutte le donne si sentano libere di poter allattare, in qualsiasi luogo, senza vergogna; manifestare in piazza, perché nessuno possa mai dire ad una donna che allatta: “spostati, perché mi dai fastidio!”. Il primo passo verso la riappropriazione della cultura dell’allattamento tradizionale in Sardegna è stato fatto a Maggio scorso, in occasione della festa della mamma, dalla Commissione delle Pari Opportunità del Comune di Capoterra, pubblicando il primo saggio antropologico sull’allattamento in Sardegna intitolato “Il latte di mamma, latti de pettus o de titta”. Il significato culturale dell’allattamento materno nella Sardegna tradizionale”; un’iniziativa culturale che è stata finanziata con i contributi dell’Ufficio Consigliera di Parità della Provincia di Cagliari, Tonina Dedoni.

Maria Grazia Caligaris, presidente dell’Associazione “Socialismo Diritti Riforme”

“C’è un chiarissimo attacco alla libertà, alle libertà dei cittadini, e in particolare un attacco alla libertà delle donne. In questo Paese, anziché progredire verso diritti civili e diritti della persona sempre più avanzati, andiamo invece come i gamberi, sempre indietro! Le iniziative nei confronti di donne che stavano allattando al seno pubblicamente (indotte a smettere di nutrire il proprio figlio, perché dava fastidio ad alcuni ben pensanti), sono un segnale negativo di una società che tende, ancora una volta, ad allontanare le donne dai luoghi pubblici e a limitare la loro esistenza al ruolo riproduttivo. Le donne diventano costantemente oggetto di repressione, lo sono nel momento in cui non fanno figli, perché vengono accusate di voler fare carriera, tralasciando il loro ruolo principale che è quello di procreare. Quando mettono al mondo un figlio, imponendo loro il taglio cesareo, prima che sia necessario. Dopo che hanno partorito con il latte artificiale. Il rapporto madre-figlio non è un trattamento tecnico. E’ un rapporto profondo e umano. Oggi poi, le ricerche hanno stabilito che il latte materno è indispensabile per la crescita del bambino, anche per l’equilibrio alimentare e psichico successivo. Non dobbiamo dimenticare, che esiste un rapporto profondo che lega la madre al bambino e che questo rapporto è fatto di amore, di affetto, di sentimenti, di integrità. Questo abbiamo voluto rappresentare, oggi. In questa manifestazione vogliamo dire che le libertà personali non si possono limitare, che occorre ripristinare e rivalorizzare un rapporto madre/figlio, perché la società sia più sana, più equilibrata, e perché soprattutto non si dia spazio a discriminazioni verso le donne.

Una società sana è una società che ammette la differenza, che accoglie le donne nel loro ruolo principe: quello di essere donne e madri; è una società civile che da una possibilità: quella di riconoscere i ruoli, riconoscere cioè che la donna ha diritto di allattare il proprio figlio dove ritiene opportuno farlo; il rapporto madre-figlio non può essere compromesso da nessuna norma che non è, per altro, prevista da nessuna legge. Allattare al seno è un diritto che le donne esercitano da secoli, e non è assolutamente nel 2010 che si deve iniziare a limitare questa opportunità. Se noi vogliamo essere autori del nostro futuro e del nostro presente, dobbiamo garantire una continuità di cultura, di amore, di sentimenti e di affetti; io sono convinta che molti dei fatti che, purtroppo, si verificano oggi, violenti, non ci sarebbero, se i rapporti all’interno della coppia fossero equilibrati e se questo rapporto madre e figlio o madre e figlia, parliamo di creature al di là del sesso, fosse vissuto con la serenità che merita, quella appunto dell’amore e dell’affetto in cui ciascuno di noi nasce e dovrebbe poter crescere.

Vittorina Baire, psicoanalista e presidente dell’associazione Gnosis

“Mi presento in veste di donna e di madre che ha allattato la propria figlia e allatta, essendo psicoanalista ultimamente, i propri pazienti, perché l’allattamento è anche, simbolicamente, fondamentale per la salute mentale. Il latte di mamma non è solo alimento che nutre, ma anche calore, accudimento, protezione, sicurezza, contatto fisico, per il proprio bambino. La mamma che allatta, pone le basi per la salute mentale del proprio bambino; è una madre sufficientemente buona; le madri perfette non esistono. L’allattamento al seno è un momento importante, primario, tra madre e bambino verso la vita; è fondamentale, non solo per il nutrimento corporeo, ma anche per quello psichico.
Politicamente si può e si deve fare molto, senza guardare i colori e le bandiere politiche, tutti gli assessorati (politiche sociali e sanità) dovrebbero essere uniti, per investire sulla vera formazione sanitaria degli operatori sanitari all’interno degli ospedali, luoghi deputati all’accoglienza delle donne gravide che si avvicinano al parto e che dovrebbero, tutte quante, avere un supporto informativo, psicologico non solo al parto ma anche all’allattamento. Le madri dovrebbero ricevere una formazione/preparazione rispetto all’uso del seno nell’allattamento e dovrebbero essere accompagnate attraverso una psicologia precisa prima e dopo l’allattamento al seno, pratica capace di influenzare positivamente lo stato mentale delle madri, allontanando e riducendo il fenomeno della depressione post partum che colpisce alcune donne.

Quali sono le cause che hanno portato a considerare il seno, organo preposto ad allattare, un simbolo del desiderio sessuale, fino a fare divenire l’allattamento in pubblico, un atto osceno e scandaloso?

Il momento dell’allattamento è un momento sacrale e di intimità. Diversi pittori del ‘900 hanno raffigurato la Madonna con il seno visibile che allatta il proprio bambino, come se fosse una semplice donna del popolo che si appresta ad allattare il proprio figlio con tutto l’amore e l’attenzione di una madre. Oggi giorno, la comunicazione è tutta “erotizzata”; l’organo femminile non è neanche visto più come seno, ma come un oggetto erotico “sconvolto” dalla mente perversa, erotizzata delle persone che non riescono nemmeno più a pensare. Queste persone che provano vergogna davanti ad un seno nudo che allatta, sono persone che, in primis, si vergognano di se stesse del loro corpo, per cui proiettano nell’altro, la propria perversione.
Il bambino vive il seno come se stesso, non esiste nemmeno il seno, esiste la madre, il seno e la mamma, il seno e il bambino in un’unica cosa. Solo questo ci può salvare, solo questo può porre le basi per la salute mentale dei piccoli, lo dicono importanti psicoanalisti, tra cui Winnicott: “Il latte materno non affluisce come un’escrezione, ma è una risposta ad uno stimolo e lo stimolo è la vista, l’odore, la sensazione del bambino e il suo pianto che segnala il bisogno. Sono una cosa sola la cura della madre per il suo bambino e l’alimentazione periodica che si sviluppa come se fosse un mezzo di comunicazione tra i due – una canzone senza parole” (Winnicott 1987).

Stefania Spiga, assistente parlamentare

Ho sempre provato una curiosità mista ad ammirazione, nell’osservare le mie amiche, le mie zie, le mamme che ho finora conosciuto, mentre allattavano per le prime volte i loro bimbi. Non essendo ancora madre, mi sono sempre chiesta cosa potesse provare una donna nel vedere quegli occhi socchiusi, nello studiare quelle labbra che suggono dal proprio corpo, godere dell’abbraccio di quelle manine che alternativamente si aprono e chiudono appoggiate alla propria pelle, proprio come fanno i gattini con le proprie madri.
L’aura romantica che ho spesso costruito intorno al concetto di maternità, certo non può prescindere da una constatazione oggettiva delle difficoltà che una donna incontra nel suo percorso di madre. Il lavoro, i tempi di conciliazione che non esistono, il senso d’inadeguatezza. Tutte questioni che sono state sviscerate nelle migliaia di ore di convegni e dibattiti dedicati al tema, ma che ancora oggi faticano a trovare una risposta e soprattutto una soluzione concreta.
Ho imparato in questi ultimi mesi, grazie appunto alla conoscenza con Veronica Matta e le altre donne con cui collabora, quanto sia importante dal punto di vista nutrizionale e affettivo, che il bambino possa essere allattato al seno. Quanto possa essere valida la testimonianza di un’altra mamma e fondamentale il sostegno da parte delle altre donne che abbiano vissuto esperienze positive in merito all’allattamento, quanto ancora il supporto di personale medico che abbia oltre una valida preparazione, una spiccata sensibilità.
Allo stesso modo, però, non mi sento di condannare o giudicare le madri che optano per il latte artificiale, se di scelta libera e consapevole si tratta. Penso, a questo proposito, che le madri possano e debbano cercare l’equilibrio migliore per se stesse e il proprio figlio, sia da un punto di vista meramente fisico, che psicologico.
Percorrendo questo cammino nella cultura dell’allattamento, ho acquisito la consapevolezza che si debba dibattere con una convinzione maggiore sul prendere coscienza di se e pubblicamente delle proprie diversità.

Penso che, specialmente nella nostra Regione, sarebbe folle non sfruttare il ricco patrimonio di saperi e cultura che, anche il libro “Latte de pettus o de titta”, rappresenta. Partire anche dalla promozione e dalla scoperta di testi che indagano e scavano nelle radici antropologiche della nostra terra, è indubbiamente fondamentale per valorizzare e dare nuovo impulso alle nostre radici. Un passato che non prescindeva dall’importanza dei rapporti sociali e in cui l’etica collettiva rappresentava un imperativo in tutte la fasi della vita, dalla nascita alla morte, e da cui oggi, si dovrebbe ripartire.

Chiudo la serie di interviste parlando del mio testo. “Il latte di mamma, latti de pettus o de titta”. Il significato culturale dell’allattamento materno nella Sardegna tradizionale”
“Il latte di mamma, latti de pettus o de titta” conferma il cambiamento avvenuto dai primi anni ’50 fino ad oggi, cogliendo degli aspetti che fanno riflettere. Il latte materno o, più in generale, il latte di donna che l’antropologa Gabriella Da Re chiama “latti de pettus o de titta”, è sempre stato riconosciuto un bene prezioso, insostituibile nell’alimentazione durante i primi mesi di vita, soprattutto se si considera che spesso non vi era altra risorsa disponibile per il bambino. La donna che allatta ha sempre goduto perciò di alta considerazione (Coletti 1908).

Il latte materno è senza dubbio il latte più nutriente se è buono, tanto che se c’era il latte, non si smetteva di allattare agli otto mesi e non era raro che alcune donne continuassero ad allattare i loro bambini fino ai tre-quattro anni, con almeno una poppata il giorno. Le donne intervistate alimentavano il bambino, a partire dalle prime ore del parto, senza interferire, con tabù o privazioni d’alcun tipo, nel rispetto di fatti biologici che si ripetevano uguali da migliaia d’anni. Mettere al mondo un figlio ogni anno portava non solo gioia, ma lacrime e stanchezza; in questi termini si esprimono le contadine poverissime che andavano a lavorare fino alla vigilia del parto e che ci tornavano pochi giorni dopo aver dato alla luce il figlio, ma anche le donne benestanti, dalla vita più protetta e agevole, anch’esse provate da un numero elevato di gravidanze e figli. Fino ad alcuni decenni, la neo mamma era contornata dal cosiddetto vicinato, che la sgravava dalle incombenze domestiche e la rassicurava sulla sua adeguatezza di nutrice, supportandola con consigli e sostegno materiale. Oggi, in nome di un distorto concetto di efficienza, la madre deve recuperare presto il suo ruolo nella famiglia e nella società, a scapito del proprio rapporto col bambino e del rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze. Le neo mamme, che quasi mai hanno visto allattare le proprie madri, sono spesso impreparate ad esercitare questo nuovo ruolo, sono frastornate e bombardate da messaggi contraddittori ed eterogenei sia sulla gestione del neonato, sia, soprattutto, sull’allattamento. L’ospedalizzazione del parto e la medicalizzazione della gravidanza e delle prime cure al neonato, se è vero, da un lato, che hanno contribuito a comprimere la mortalità peri e neonatale, dall’altro forse hanno creato un atteggiamento di delega al medico da parte delle madri per ciò che riguarda competenze proprie, specie in tema di nutrizione, e più in generale in materia di accudimento e gestione delle problematiche infantili.

 

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