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Cadaveri umani veri trasformati in plastica tra horror e meraviglia in una mostra di successo mondiale. E’ Bodies: the exhibition, la mostra di corpi plastinati sbarcata in Sardegna per la prima volta il 26 aprile nelle tappe di Cagliari e Sassari dal 2 maggio. Corpi sezionati, ossa, arti, apparati e organi per un totale di 250 pezzi, tutti provenienti da cadaveri autentici sono mostrati al pubblico con la più moderna tecnica di conservazione: la plastinazione.

Il sogno antico, alle origini delle scoperta del corpo umano, di poterne conservare e mostrare ogni dettaglio in maniera permanente sembra oggi possibile con la singolare tecnica inventata e brevettata dall’anatomopatologo tedesco Gunther von Hages a partire dagli anni ’70.

Risale alla fine del XVII secolo l’esigenza di una conoscenza approfondita dei meccanismi fisici e del funzionamento del corpo umano. Da allora si sperimentano metodi e tecniche per preservare i cadaveri dalla decomposizione.

Alla fine del ‘600 Guillaume Desnoues, professore di Anatomia della Serenissima Repubblica di Genova, era fra i pochi a potersi vantare di saper preparare e conservare per diversi mesi i cadaveri per mezzo di iniezioni vascolari di cera. Ma quella che sembrava essere la soluzione per le sempre più numerose lezioni pubbliche di anatomia, si dimostrò in seguito un risultato molto deludente perché i preparati si alteravano presto e lo scurimento dei colori rendeva impossibile distinguerne le varie parti. Ebbe così inizio la tradizione della ceroplastica scientifica. I modelli in cera colorata, fedeli riproduzioni della realtà anatomica, ebbero allora prestigio infinito. Era l’alternativa ai preparati umani disseccati nello studio e nella scoperta del corpo umano. La Specola a Firenze, già nel 1775, fu il primo museo a mostrare i corpi umani in ogni particolare e ad avere successo internazionale come mostra dedicata all’anatomia aperta al pubblico già dalla sua inaugurazione. Successo che, erede di tradizioni quasi dimenticate, si ripete oggi ancora una volta col corpo umano protagonista, ma il cui fine principale più che la conoscenza, le tradizioni antiche e la scoperta, ha il sapore di effetti speciali in stile cinematografico.

A sinistra: Lo “Scorticato” di L. Cigoli al Bargello XVII sec. Firenze. A destra: uno dei corpi di Bodies

La plastinazione consiste nell’imbalsamazione e dissezione dei cadaveri nei quali i liquidi sono sostituiti con formalina per bloccare i processi di decomposizione. Grasso e acqua sono rimossi in bagni di acetone. Tutti i tessuti sono successivamente impregnati di silicone e polimeri plastici che vengono solidificati con gas e radiazioni ultraviolette nelle pose ritenute più opportune, 1500 ore di lavoro circa per ogni corpo. Il risultato estetico è ben lontano dalle celebri raffigurazioni di cera dei secoli passati. I corpi plastinati diventano modelli artificiali e rigidi di esseri umani quasi stilizzati.

Bodies mostra corpi veri immortalati in momenti successivi al trapasso. Visi rinsecchiti troppo distanti dalla tradizione tutta italiana degli antichi ceroplasti che, come Clemente Susini, seppero cogliere la tragedia e l’estasi della morte nelle pose e negli incarnati. Le vene in cera quasi pulsanti dei preparati in cera del Tumiati sono appena abbozzate e inglobate in organi quasi sciolti dalla plastinazione. La meraviglia dei feti modellati dal marchigiano Chiappi lascia il posto in Bodies a corpicini rannicchiati dall’aspetto mummificato.

In un’epoca sempre più veloce e sfuggente ci accontentiamo molto spesso dell’approssimazione. Basta avere un’idea su tutto senza approfondire e i corpi plastinati sembrano allora l’evoluzione della ceroplastica anatomica i cui impressionanti dettagli eseguiti da mani d’artista lasciano il posto a corpi approssimati accompagnati da scarne didascalie. Siamo disposti a ore di fila per vederli dimenticando  l’esistenza delle antiche e analoghe opere di cera come polveroso retaggio del passato.

A sinistra: feto di Bodies. A destra: feto in cera di G. Chiappi fine XVIII. sec. Ferrara.

I corpi divenuti di plastica girano il mondo a partire dalla Florida nel 2005. Da allora la mostra continua a staccare milioni di biglietti. E’ senza dubbio una grande e riuscitissima operazione mediatica della società Premier Exhibition Incorporated. Una mostra blockbuster di quelle che ti capitano una volta, che non puoi non vedere al pari di Titanic: the artifact exhibition, Dinosaurs alive!, The discovery ok King Tut, della stessa società.

A sinistra: organi interni nel corpo femminile in Bodies. A destra: Busto femminile in cera su dissezione di G. Tumiati fine XVIII sec. Ferrara.

Tutto o quasi del corpo umano è stato ai nostri giorni indagato, studiato, osservato e riprodotto con le più avanzate tecniche fino alla stampa in 3D, ma non tanto da attrarre milioni di visitatori. Dopo oltre due secoli dalle prime esposizioni al pubblico di corpi nella più profonda realtà, rimane più che mai viva la curiosità per un qualcosa che va oltre la mera rappresentazione, oltre la conoscenza strettamente scientifica, in una lugubre raffigurazione al di là della morte. Una mostra, Bodies, quasi irreverente verso la morte stessa.

Il decadimento dei corpi è bloccato in improbabili pose che evocano ben più famose opere d’arte. “Una mostra di corpi veri” si legge nei manifesti di lancio che racchiude e ben interpreta l’innata e macabra curiosità dell’uomo in definitiva verso se stesso, verso una macchina che nonostante tutto non è ancora stata spiegata nella sua essenza più intima.

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