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Mediterranea | November 16, 2018

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Banditi del Mediterraneo - Mediterranea

Banditi del Mediterraneo
Gianmarco Murru

La tradizione del banditismo, del brigantaggio, della pirateria, antica e moderna, è una caratteristica che accomuna molti paesi del Mediterraneo, del mondo. Poche nazioni però, conoscono una ricchezza di organizzazioni criminali come l’Italia, ma possiamo dire che abbiamo conquistato senza fatica “allievi” in tutto il mondo.

L’obiettivo di tutte queste organizzazioni rimane sempre e comunque il denaro. Banditi poveri che rubano ai ricchi, banditi ricchi che rubano a tutto il mondo. Il dio denaro è sempre più potente nelle menti delle grandi organizzazioni politiche mondiali. Si è persa la spinta ideale verso una società più equa e si è aperta la strada verso la concorrenza spietata, che allarga sempre più la forbice tra chi sta malissimo e chi benissimo: tra il 99% e quell’1% che non sente problemi di sorta. C’è una diseguaglianza tremenda nella distribuzione delle risorse. I movimenti mondiali che chiedono oggi uno sviluppo economico più equo, si lamentano semplicemente del continuo ladrocinio delle banche: piccole, medie e planetarie. Il mondo non ha più una guida politica ma solo finanziaria, e la finanza non ha per natura una logica democratica. Il bandito è un mestiere che attira sempre più le masse di nuovi poveri, ex classe media che diventa improvvisamente sotto la soglia di una vita dignitosa. Si spera sia solo un periodo di passaggio, dove segua una ridefinizione di regole adeguate alla situazione economica globale. Se è vero che la condizione del singolo Stato dipende dall’economia e dalla finanza globale, la condizione del singolo dipende dall’azione del singolo Stato. Il singolo cittadino diventa sempre più singolo, sempre più arrabbiato…

L’etimo di una parola ci dà sempre una certa qualità di informazioni. Con banditismo “(latino medievale bandire=”esiliare”, v. francese bannir) vengono indicati fenomeni di devianza e criminalità diffusa e reiterata, talvolta con caratteristiche sociali o politiche”. Bandire qualcosa che è diversa o contro l’ordine costituito, che somiglia un po’ a quello che succedeva ai malati di mente che venivano esclusi dalla società, messi sullo stesso piano dei banditi!

Il sostantivo banditismo è stato declinato facilmente con l’aggettivo “sardo”. Il famoso e “romantico” banditismo isolano, che in realtà di eroico c’era ben poco, come i sequestri di persona. In Sardegna sono esistiti diversi modi di essere o non essere bandito. Il famoso “Codice barbaricino”, descriveva una serie di norme che gli uomini e le donne della zona centrale della Sardegna seguivano in maniera parallela o in contrasto con il diritto pubblico. Naturalmente chi seguiva il diritto barbaricino era un bandito, un fuorilegge per lo Stato, costretto molte volte a diventare latitante. Un libro che descrive una cultura dove lo Stato, quindi le “regole giuste”, non erano gradite. Il banditismo è stato un fenomeno sociale, ma non si è mai parlato di organizzazione vera e propria, come per la mafia o la camorra. Era un modo di far soldi, ma neanche tanto facili. Un modo, dicevano alcuni, che sottolineava l’enorme divario tra poveri e ricchi. Come se questa differenza potesse essere colmata con un sequestro di un bambino, nato fortunato certo, ma non colpevole dei mali della società. Il fenomeno del banditismo è sempre stato manipolato, ed usato dalla politica. Addirittura il grande editore Feltrinelli aveva confuso il banditismo con l’attitudine alla rivoluzione, e pensava di trasformare l’isola nella Cuba del Mediterraneo.

Ma in questo numero parliamo di banditi in senso molto ampio, anche nelle forme più moderne: bande che si organizzano nelle metropoli come il Cairo. Banditi che rubano, imbrogliano, vestiti da poveri, o donne e uomini eleganti, seduti comodamente nei parlamenti dei nostri paesi. Banditi dell’ambiente, nell’arte, nella musica, banditi nel cinema o nella letteratura, storie di banditi, economia del banditismo.

Il romanticismo dei banditi oggi è completamente svanito. Banditi che rubano a fin di bene non ne esistono più, si è diventati individualisti anche in questo settore…

Hanno scritto in questo numero

Gaetano Cataldo, Vinopiracy – Sara Palmas, Orgosolo, il segreto fascino dei banditi; Hotel Supramonte, viaggio musicale nel sequestro di Fabrizio De Andrè – Nazzarena Barni Fritsch, A cena col bandito – Maria Grazia Sussarellu, Banditi al cinema – Liliana Navarra, Diogo Alves il bandito portoghese che ‘perse’ la testa – Milena Fadda, Raccontare i banditi – Carla Giannini, Brigantesse e briganti, tra storia e musica popolare – Daniela Campus, Briganti in musica – Viviana Maxia, Cristiani di Allah – fatajana, Libri e banditi – Nico, Nella mia (anima)… rubata; (noi siamo)…gli scenografi del cuore… – Daniele Carbini, Il bandito – Claudia Zedda, Tu credi che i banditi siano gente cattiva? – Daniela Zini, La setta degli assassini – Nicola Lecca, Banditi del mare e Torri Costiere – Laura Gatto, Briganti d’anime – Francesca Fiore, Salvatore Giuliano, la Sicilia, gli anni ’50: storia della proto-strategia della tensione – Carmen Bilotta, Bellatrix virgo di Sardegna – Francesca Violante Rosso, Il banditismo in Gallura; Museo del banditismo, tra design ed estetica dei fuorilegge – Daniela Trudu, Alterità bandite e negate: l’incapacità di “sentire” l’altro e la necessità di bandire il diverso da – Cristina Giudice, I baltagheya egiziani: da fenomeno popolare a terrore della società – Branka Kurtz, Yvo – Geneviève Gagné, Il lodo anfiteatro – Alessandra Ghiani, Banditi e indipendentismo nella terra del silenzio – Paolo Sigura, L’industria dei sequestri in Sardegna – Sara Bellucci, Kosovo e Serbia: le frontiere bandite – Maria Melania Barone, La Petroceltic non si arrende. L’Abruzzo, da patrimonio dell’Unesco a regione mineraria – Sabina Murru, Il supercarcere dell’Asinara.

Buona lettura!

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