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Mediterranea | May 24, 2019

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Alcamo, una città sommersa - Mediterranea

Alcamo, una città sommersa
Redazione
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di Antonio Pignatiello

Una città, il luogo in cui si vive, non la si conosce solo nelle ore e nelle cose della vita quotidiana. Anzi, spesso la vita quotidiana con le sue cose abitudinarie, dal lavoro alle cose personali, agli affetti, non ci consente spesso di accorgersi di cosa è fatta una città. Una città per essere conosciuta meglio và vista, guardata, osservata e possibilmente vissuta , per capirla meglio e di più, anche quando la maggior parte dei suoi abitanti dorme: la mattina presto dopo l’alba e la notte.

Alcamo la mattina presto, all’alba, d’estate e d’inverno, rivela ciò che è nascosto e che invece agisce e con forza nella vita economica, sociale e culturale della città e lo stesso lo fa la notte con persone, modalità e circostanze diverse, a volte opposte.
Una volta l’alba di Alcamo era piena, fino a pochi anni fa, di contadini e manovali alcamesi, locali, che attendevano lungo il corso, gli automezzi che li conducevano nelle campagne e nei cantieri, a volte se non spesso, molto fuori città. Tra questi lavoratori locali nel periodo di vendemmia si aggiungevano moltissimi extracomunitari maghrebini che soggiornavano nella villa di Piazza Pittore renda e dintorni, la Piazza Ciullo era completamente disattesa per il lavoro così come invece avveniva fino ai primi anni ’60.

Oggi i lavoratori alcamesi sono rari la mattina presto all’alba lungo il corso VI Aprile e sono rari anche gli extracomunitari maghrebini. Molto rari. Oggi la mattina presto la città lungo tutto il Corso VI Aprile con diversi luoghi di ritrovo, dall’angolo della via XV Maggio fino all’incrocio di Piazza Pittore Renda, è un susseguirsi di cittadini provenienti dai paesi dell’est Europa. Rumeni essenzialmente con una presenza che sfiora le 3.000 presenze soprattutto da quando la Romania è diventata Paese Comunitario quindi con pari diritti degli Inglesi e dei Tedeschi e dei Francesi, per intenderci, ma anche di altre nazionalità come Ucraini, Bosniaci, Jugoslavi, Bulgari, Albanesi, anche se pochi, pochissimi dopo l’ondata enorme dei primi anni ’90. E dall’Africa sono sempre di meno i maghrebini, cioè provenienti dalla Tunisia e dal Marocco e dalla Libia e sempre di più provengono dal cuore dell’Africa, l’Africa nera per intenderci, dalla Mauritania, Nigeria, Senegal, Etiopia, Sudan, Somalia. L’emigrazione da sempre ad Alcamo è stata considerata esclusivo appannaggio dei maghrebini che hanno peraltro sempre fatto una vita particolarmente ritirata e quasi mai integrata con la città.

Praticamente anche se esistono da sempre quasi nessun alcamese sa dove vivono gli extracomunitari del Maghreb. Li vedono per le strade in piccoli gruppi oggi soprattutto di giovani che a differenza dei loro padri e nonni vestono on maniera più occidentale, sono molto ma molto più disposti al dialogo ma fanno ancora troppo spesso gruppo tra di loro forse per le forti differenze religiose oggi tornate alla ribalta, forse per difficoltà economiche che ogni emigrante vive per forza di cose (i siciliani insegnano nella loro creazione di comunità all’estero raggruppate tra di loro in Europa e in America nel secolo scorso). Sembrano diversi dai genitori e non potrebbe essere diversamente i nuovi maghrebini. Diversa è invece la situazione degli europei dell’est. Vivono spesso in gruppi e cambiando spesso abitazione nelle vie del centro storico a ridosso, a sud e a nord, del Corso VI Aprile, di norma in case a piano terra che gli alcamesi non hanno trasformato in garage per la loro auto e dove vivevano di norma i loro anziani genitori che, scomparsi, hanno lasciato in eredità. Si vedono però spuntare la mattina presto all’alba e subito dopo in gruppi con zaini alle spalle per essere raccolti e portati nei cantieri, nelle campagne, le donne essenzialmente nei bar e nei luoghi di ristorazione o per le pulizie delle case private. Molti sono diventati volti comuni perché da tempo han deciso di restare mentre è ancora forte il ricambio con arrivi e partenze di bus per l’Ucraina, la Romania, la Jugoslavia, l’Ungheria, la Bielorussia. Diversa la situazione dei cinesi che sembrano essersi arrestati dopo l’ondata che scatenò anche polemiche con la creazione in poco tempo di una miriade di negozi con merce a prezzi bassissimi e concorrenziali. Dei cinesi gli alcamesi non sanno praticamente nulla e li vedono solo nei negozi appunto con lavoratori solo cinesi. Ma i cinesi ovunque in Italia hanno sempre preferito fare vita a sé.

Poi c’è la notte. La notte che vede due diverse tipologie, opposte completamente diverse. La Piazza, anche per la colpevole mancata valorizzazione da parte delle amministrazioni che si sono succedute, relegate agli extracomunitari con la quasi totale scomparsa degli alcamesi tranne che nelle serate di sabato e domenica ma essenzialmente con famiglie che si sa poco spendono e consumano come una notte impone.

Si lamentano giustamente gli esercenti del centro che un po’ si sentono abbandonati e un po’, quando non chiudono battenti, lavorano in particolari condizioni. La notte degli alcamesi, dei giovani alcamesi, è invece purtroppo per lo più relegata in luoghi al buio, dove non ci si fa vedere, negli androni di archi abbandonati o non illuminati e negli angoli più disparati dove il consumo dell’alcool e delle droghe è possibile senza essere notati e soprattutto sembra che appunto nessuno vuole notarli. I giovani alcamesi della notte non amano sentirsi osservati e soprattutto trovati mentre gli extracomunitari e gli europei dell’est amano passeggiare, come facevano una volta gli alcamesi, in Piazza e nel corso con le loro carrozzelle con i figli nati ad Alcamo, in Italia, con le nuove famiglie nate e costruite recentemente proprio qui, ad Alcamo, in Italia. Gli alcamesi si ritirano dalla vita pubblica dell’alba e della notte e si rendono meno visibili, la vivono poi di giorno nella vita quotidiana, quindi spariscono dal centro, dove vanno lo sanno loro, forse restano a casa o forse come molti italiani ormai vanno in vacanza fuori o forse appunto vivono in luoghi riconosciuti e non frequentati e poi si trovano le bottiglie vuote la mattina, appunto. Di sicuro la città nascosta, quella dell’alba e della notte, è sconosciuta alla maggior parte degli alcamesi ma vive di vita propria, estraniata e staccata dalla vita pubblica della luce del sole. Questo comporterà non pochi cambiamenti sociali in un prossimo futuro se non ci si accorgerà di queste due vite così diverse ma forti e presenti e non si sa se gli alcamesi, già molto restii ad accogliere e recepire la vita della stessa Italia del Nord con i suoi pro e contro, sia in grado di resistere all’ondata nuova che arriverà e che cambierà non di poco anche la vita del giorno.

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