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Mediterranea | December 16, 2018

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L’umorismo, il gene in più degli arabi - Mediterranea

L’umorismo, il gene in più degli arabi
Cristina Giudice

Viaggio a Dubai e divertirsi col cabaret arabo.

Se l’idea che vi siete fatti degli arabi è quella dei severi e barbuti shuyukh che predicano sui canali satellitari, o degli arcigni patriarchi sempre intenti ad incensare altari, o dei terroristi che, kalashnikov alla mano, lanciano le loro minacce dall’ultimo forum su internet, preparatevi a cancellare questa immagine dalla mente. Negli arabi, infatti, è ancora decisamente vivo e attivo un gene che presso molte popolazioni pare ormai estinto, ma che continua a sopravvivere nei popoli mediterranei: quello della risata e dell’umorismo.

Chi non fosse abituato a trovarsi in mezzo ad un gruppo di arabi riuniti per trascorrere una serata di relax, potrebbe restare interdetto e, a volte, forse anche risentito, per la quantità di risate per cui non trova una spiegazione. Ogni parola, espressione o gesto può essere infatti suscettibile di commenti e battute di spirito, e le possibilità che questo accada si moltiplicano in presenza di un soggetto che si presta particolarmente come, per esempio, uno straniero. Non bisogna però pensare che non esistano dei “codici di comportamento” o dei limiti da tener presenti. La condizione essenziale è, infatti, che nessuno se la prenda o si senta deliberatamente preso in giro, nel qual caso arriveranno pronte le scuse al diretto interessato, insieme alla spiegazione che gli arabi sono fatti così: ridono per qualsiasi cosa e sono sempre pronti a vedere il lato comico di ogni vicenda. Niente di personale dunque.

Sarà anche per questo che riscuote ancora oggi un enorme successo, perfino fra le nuove generazioni, un genere che da noi è decisamente di secondaria importanza, e cioè il teatro. Ogni paese ha una propria specifica tradizione ma, grazie ai numerosi canali satellitari che trasmettono continuamente commedie più o meno datate, esse diventano patrimonio culturale condiviso che gode di enorme popolarità. Le commedie egiziane, in particolare, sono famose in tutti i paesi arabi e le battute più celebri o significative, usate nel parlato quotidiano, costituiscono un background comune anche per i non egiziani. Un patrimonio che bisogna conoscere se non si vuole rischiare di essere gli unici a non ridere in mezzo ad una compagnia di arabi che citano una di queste battute. Oltre ai canali satellitari, la risata ha trovato un efficace strumento di diffusione in internet. I forum di discussione in arabo offrono numerosissimi link per il download di commedie e film comici e su YouTube ci sono tantissimi video di questo tipo.

Come già detto, il senso dell’umorismo arabo sembra non avere confini, e non bisogna pensare che esistano argomenti tabù: si ironizza sulle problematiche sociali, dal non trovare un lavoro alle difficoltà del matrimonio, dalla debolezza del sistema scolastico agli scandali dei locali notturni, e, contrariamente a quello che si pensa sulla censura e la mancanza di libertà di espressione, non bisogna credere che la politica sia immune alla satira. Un esempio su tutti in proposito è la commedia egiziana “Al-Za’im” (Il capo), che demolisce l’immagine di un capo di stato despota e autoritario. Anche l’attualità e la politica internazionale forniscono molti spunti, come dimostra “Leylat soqot Baghdad” (La notte della caduta di Baghad), una commedia siriana in cui si prende in giro il modo in cui la stampa araba coprì questo evento, tenendo conto delle varie alleanze e “simpatie” dei diversi governi, e si ironizza anche su altri importanti avvenimenti della storia araba.

Gli arabi, insomma, hanno la capacità di ridere in primo luogo di sè stessi, dei propri governanti, della corruzione e dei problemi nazionali, dei conflitti fra i diversi paesi arabi “fratelli”, come se la risata fosse il modo migliore per esorcizzare le difficoltà e superarle, ma anche uno strumento di critica verso i mali del paese.

Anche l’11 settembre ha fornito un nuovo spunto per ridere, soprattutto dei luoghi comuni che tale evento ha creato sugli stessi arabi. Il tema preferito da chi fa cabaret, un genere che riscuote sempre più apprezzamenti fra il pubblico, è quello del terrorismo e dello stereotipo che vuole tutti gli arabi barbuti e ferventi musulmani con l’hobby di farsi esplodere. Sono proprio loro invece a scherzare sull’argomento per cercare di scardinare i troppi pregiudizi prodotti da una cattiva informazione, il cui antidoto più efficace sembra essere proprio la risata. Per non parlare poi dei preconcetti esistenti sulle ragazze che portano il velo. Si pensa di solito che siano estremamente serie, che non scherzino mai, e non si sa bene come comportarsi con loro. Come se noi, popoli mediterranei, non avessimo mai visto una donna che porta un fazzoletto in testa… In realtà anche le ragazze col velo ridono e si divertono come tutte le altre e c’è chi è persino salita sul palco per dimostrarlo.

«Chi ha detto che le donne velate non sanno ridere e che sono troppo serie? Siamo come tutte le altre, quindi sappiamo anche ridere!», dice Lamya, egiziana che da un paio d’anni vive e lavora a Dubai, dove ha coltivato una passione nata in Egitto quasi per caso.

«Quando ero ancora al Cairo – racconta – arrivò dagli Stati Uniti un gruppo di cabarettisti di origini medio-orientali, gli “Axis of Evil”, per uno show che descriveva le situazioni più comuni che gli arabi vivono dopo l’11 settembre. Fecero anche delle audizioni e un’amica e mia sorella mi convinsero a partecipare. Gli “Axis of Evil” mi dissero che ero brava, che avevo senso dell’umorismo e un sorriso contagioso, il che mi rese felicissima, ma poi non feci nessuno show. Nel 2008, a Dubai incontrai uno degli ex-membri del gruppo che si ricordava di me e mi invitò a partecipare al suo workshop con uno stand up. Restai con loro una settimana e alla fine mi proposero uno show vero! All’inizio non mi sentivo pronta, ma alle fine mi sono detta che sarebbe stata una bella esperienza e mi sono divertita molto. Ho quindi deciso di continuare e specializzarmi nella commedia e nelle diverse tecniche e poi mi sono iscritta a vari corsi a Dubai. Ora faccio degli show con il gruppo della scuola che frequento».

Anche nel caso di Lamya la risata è diventata un modo per demolire i luoghi comuni. Nei suoi show, infatti, parla del fatto di essere egiziana e di come, per esempio, la gente le chieda se veda le piramidi dalle finestre di casa, oppure delle domande che le fanno alcune persone online, che si stupiscono del fatto che una donna che porta il velo possa anche lavorare, o ancora del suo sovrappeso, delle difficoltà che trova quando va a comprare dei vestiti e di coloro che vorrebbero metterla a dieta. Ma parla anche delle sue ossessioni, come quella di organizzarsi alla mattina per terminare tutti gli impegni della giornata. «Secondo me – dice – la cosa più importante per chi fa cabaret è saper ridere di se stessi, e io lo faccio tantissimo! Quello che mi piace – continua – è la bellezza di interagire con il pubblico dal vivo. L’applauso è come una droga, anche se tante persone che salgono sul palco non lo ammetterebbero mai! Adoro vedere la gente che mi ascolta e ride con me! E poi mi piace lo shock sulle facce del pubblico quando vedono una donna velata sul palco che fa cabaret: è bellissimo! Quando vedo il mio pubblico cambiare idea sulle donne velate mi sento molto contenta!».

Lamya durante uno dei suoi show

Il cabarettista coreano-giordano Wonho Chung

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